Keep calm it’s the pink Friday

cololri

La sinestesia secondo un sedicenne.

In una delle mie ultime sessioni pomeridiane d’italiano combattevo il sonno provando a fare esempi di sinestesia, figura retorica che prevede l’accostamento di due parole appartenenti a due piani sensoriali diversi ( colore squillante, parole calde, silenzio verde) a uno dei miei allievi.
Argomento che trovavo noioso a 15 anni e trovo ancora più noioso oggi a 30. E mentre la mia mente sbirciava tra le pagine del libro in cerca d’ispirazione e cercando di evitare la figura retorica successiva, la famigerata Ipallage, il mio alunno 16enne, colto da improvviso interesse sinestetico, mi espone la sua particolare teoria sui colori della settimana.

<< I giorni della settimana per me hanno un colore >> Di fronte a tale guizzo di fantasia e felice di rimandare la spiegazione delle figure retoriche successive chiudo il libro d’ italiano e intavoliamo una discussione decisamente colorata. Mi elenca tutti i 7 giorni della settimana e accosta a ciascuno di essi il colore che per lui esprimono. Il mercoledì si colora di arancione, il lunedì di nero e il sabato di rosso. E pensare che io conoscevo solo il giovedì nero della borsa del 1929!

Qualche giorno fa in coda nell’ennesimo ufficio pubblico ammazzavo il tempo scorrendo le foto dei Vip su Instagram. Ognuno ha i suoi passatempi futili!

E, tra la foto del fondoschiena della Kardashian e quella di un Cupcake viola, mi sono imbattuta nella foto della “fashion blogger world Influencer” di turno con addosso un maglione colorato con scritto MONDAY! E magia delle magie era davvero lunedì.

Una luce negli occhi mi si è accesa e non era di certo il display mezzo addormentato davanti a me, avevo ancora 2356 persone in trepidante attesa.

Mi ero lasciata scappare l’affare del secolo, quel geniaccio del mio alunno aveva avuto un’ottima intuizione e io come sempre me la sono lasciata sfuggire.

Alberta Ferretti con la sua linea “The Rainbow Week” ha assegnato un golf a ogni giorno della settimana. Della serie “Un golf al giorno toglie lo stress stilistico di torno” e aumenta le lavatrici di giorno!

La fine del dilemma mattutino, pomeridiano e serale del cosa mi metto oggi. La new entry perfetta nell’armadio pieno di pantaloni con risvoltini e magline extralarge delle sbarbine. La soluzione alla mancanza del calendario in casa. Addio Frate Indovino benvenuto golf da centinaia di euro.

Dopo il Blue Monday, il Black Friday, qualche martedì decisamente Brown adesso ogni giorno ha il suo colore e un golf che ce lo ricorda. Mi immagino la bellezza di aprire l’armadio il lunedì mattina e indossare il golf Monday, “il golf che ti fa sentire ancora più depressa che il fine settimana è finito”.

Stasera è venerdì e pensavo di scrivere su una maglina bianca con un pennarello lavabile Keep Calm It’s Pink Friday. Per me il venerdì ha il sapore del rosa. Ecco ho fatto una SINESTESIA.

Pubblicità

In attesa che la vendetta si raffreddi siediti sulla riva del fiume

V_for_Vendetta_graffiti.svg.png

Non so perché ma appena sento parlare di vendetta, la mia mente visionaria immagina sempre qualcuno seduto a gambe incrociate chino davanti a un piatto bollente di zuppa tutto intento a soffiare cercando di farlo raffreddare prima del tempo.
La vendetta come dicono gli esperti è un piatto che va servito freddo!

L’ars amandi è insidiosa  quanto l’ars bellandi con l’arma vincente che si conoscono tutti i punti deboli dell’altro e non si deve aspettare tanto prima che il cadavere del proprio nemico ci passi davanti mentre noi siamo seduti sulla riva del fiume.
Per chi abita in luoghi asciutti va bene il ciglio della strada, magari in un giorno di primavera e senza nuvole all’orizzonte!

Sorvolando momentaneamente sulle mie diatribe quotidiane causate dall’utilizzo sconsiderato del riscaldamento della mia dolce metà e sull’aureola che mi sta crescendo intorno alla testa, durante una delle ultime sessioni amicali del Venerdì sera l’argomento sopito Ex e Vendetta è tornato alla ribalta. Sopito, non dimenticato!
E con la V di Vendetta sono tornati anche i resoconti delle “discussioni” infinite e delle ritorsioni ludico ricreative che si attivano quando la lettera E fa compagnia alla lettera X.
Nonostante la mia esperienza comprovata in materia, ascoltando le avventure post-rottura odierne non so se saprei fare l’Ex in un mondo così social! Sono un’Ex analogica!

Con ogni tipo di Social Network e i geo-localizzatore che ci comunica passo dopo passo i movimenti e le nuove conoscenze di un ex il detto “Occhio non vede cuore non duole” va letteralmente a farsi friggere.
E anche se uno decide di fare vita da weberemita e non accendere più Internet le pettegole di paese ti tengono aggiornata meglio e più tempestivamente di un’Ansa.

L’unica soluzione quindi in alternativa a farsi lanciare nello spazio o chiudersi in un eremo dall’altra parte del mondo è rallentare il respiro, sbuffare in modo più pacato su quel piatto bollente e di usare tutta la propria intelligenza e consapevolezza per visualizzare la propria vita fra 6 mesi.
Il tempo necessario che darei al”nemico” che ora vive spensierato con gli occhi a forma di cuoricino una seconda adolescenza insieme alla nuova fiamma very very young per rendersi conto che alla sua età, pericolosamente vicina agli Anta, i colpi di fulmine fanno  certo palpitare di nuovo il cuore, ma che pure i colpi di frusta non risparmiano nessuno, quando dopo diversi voli pindarici si ricade a terra sbattendo il sedere.
E con l’avanzare dell’età le ossa sono sempre più fragili…

Quindi cara amica che ti lasci dopo un periodo di fidanzamento simile a un’era preistorica e ora ti senti 150 anni tutti sulle spalle e non smetti di soffiare per far passare più veloce questo tempo odioso, rimettiti a leggere tutti i 12.000 libri di Sophie Kinsella e siediti sul ciglio della strada. Quando li avrai finiti tutti sarà già primavera e il momento perfetto per mangiare un bel gelato ghiacciato e presa dalla tua nuova vita non ti accorgerai nemmeno del botto che il tuo caro ex, tornato bruscamente alla realtà, avrà fatto sull’asfalto. Confucio non sbaglia!

Domani: il tempo di annoiarsi

 

via-col-ventoDomani è un altro giorno non è solo l’ultima battuta di una mia ossessione cinematografica e letteraria, ma è anche l’ultima frase che mi ripeto la sera prima di addormentarmi nel divano.

Come una moderna Vivien Leigh dalle  scale del mio loft grigio mentre  scruto il buio oltre la siepe del mio giardinetto mi ripeto “Domani è un altro giorno e… fammi un po’ guardare in agenda che lavoro faccio?”

E’ il giorno delle ripetizioni scolastiche, della baby sitter, della volontaria, della promoter, della telefonista, dell’aiuto in ufficio, della redattrice di testi o dell’ira funesta da precaria?

To work or not to work: this is the problem!

Lunedì alla veneranda età di 91 anni è morto Zygmunt Bauman, il mio sociologo preferito, colui che ha dato una spiegazione a tutta questa liquidità che ci accompagna, colui che ha teorizzato la precarietà delle nostre vite nel modo più dolce che si possa fare: non con termini di rottura e frammentazione, ma utilizzando fluidità e molteplicità e dopo appena due giorni dalla sua scomparsa già mi chiedo come farò adesso a interpretare la realtà senza i suoi libri, come chiameremo d’ora in poi la nostra incertezza esistenziale? Chi scriverà il finale di questo film postmoderno?

Attendo da giorni l’esito di un colloquio di lavoro che potrebbe regalarmi una vita normale, scandita da orari, pagamenti puntuali, una routine lavorativa. Un lavoro che mi potrebbe donare oltre che il potere di fare progetti anche la fantomatica Noia, la noia dei giorni tutti uguali, quella strana sensazione di sprofondare nel divano senza pensieri costanti e ambizioni compresse.

Chissà che sapore ha la noia? Sicuramente non ha il sapore piccante dell’eterna possibilità, la freschezza della novità, ma nemmeno l’amaro della delusione e dell’ansia. Non saprà di cioccolato fondente del Perù, ma credo che ricordi l’appagamento che il cioccolato al latte kinder regala alle mie papille gustative: una sensazione di calore e dolcezza come il gusto di decidere a cuor leggero il proprio tempo, la propria vita al di fuori dell’orario di lavoro. Un corso di teatro, un corso di cucito, perfino dello sport! Riprendere le lezioni di arabo, imparare il tedesco, leggere almeno 1 libro al mese per evitare l’annichilimento, fare shopping compulsivo, organizzare un viaggio e convincere il mio Clarke Gable a non aspettare che la juventus vinca la champions league per sposarmi.

La fine del vortice di domande e della sfilata dei punti interrogativi accanto alle annotazioni quotidiane in agenda. La certezza degli impegni e del tempo libero.
Una noia davvero molto lussuosa che un giorno mi coglierà probabilmente di sorpresa, quando meno me l’aspetto e allora i miei Kinder torneranno ad essere solo la fonte dei mie brufoli, il Buio oltre la mia siepe la mancanza di lampioni nel quartiere e Via col vento un poster incorniciato sopra il mio letto.

 

 

Spesa di coppia e abbuffata di gruppo

In questi giorni prenatalizi ho avuto la conferma di cosa faremo tutti per le feste: abbuffarci! 

A testimoniare ciò le scene da Kill Bill 1 e 2 alle quali ultimamente ho dovuto assistere alle casse del supermercato con le facce sempre più  esauste delle cassiere e le file di macchine che precedono gli accessi ai parcheggi neanche ci fosse Brad Pitt nudo all’ingresso. 

Un ricordo oramai lontano il sano shopping compulsivo in centro e il giro dei negozi con uomini al seguito pronti a fare harakiri da un momento all’altro. 

La crisi del settore abbigliamento e Masterchef hanno trasformato questo appuntamento nella spesa settimanale, per  gli abitanti di Marte fonte di stress e attacchi di panico, figuriamoci a Natale!

La lista scritta a casa, puntualmente arricchita di prodotti visti e presi dal bancone in offerta e quindi irrinunciabili. 8 panettoni, 2 per celiaci, 2 per vegani, 2 per intolleranti al lattosio, 1 senza canditi e l’ultimo superstite tradizionale.

Certo che se la spesa riflettesse le dinamiche interne a una coppia e il contenuto del carrello il carattere del suo detentore i supermercati diventerebbero i nuovi centri di aggregazione e incontro o forse è  già così? Invece che inviti romantici a cena in futuro ci daremo appuntamento alle 17 davanti alla carne in offerta? Scriveremo messaggini della serie “ti ho visto oggi davanti allo scorfano in pescheria  ed eri bellissima”?

Conoscendo il mio fidanzato non sarebbe del tutto impossibile una dichiarazione d’amore davanti ai formaggi caprini.

Avendo io al mio fianco un uomo decisamente alternativo: NON SOLO capace di cucinare, ma anche corredato di diploma da cuoco è  lui che detta legge in cucina e io sono una semplice  lavapiatti.  La nostra è  quindi una spesa di coppia, ma solo in apparenza.  Stesura della lista cartacea e digitale a casa, alla quale io mi attengo con scrupolosa tirchieria e che lui puntualmente rivoluziona affascinato da petto d’oca affumaticato, formaggi francesi puzzolenti e frutta esotica di cui a stento capisco il nome. 

A me basta poco per essere felice:  un kg  di cioccolata è  sufficiente. 

Oramai però anche la cioccolata la compriamo strana: cioccolata al sale rosa, cioccolata con zenzero candito,  cioccolata senza olio di palma..
Niente Nesquik, niente Kinder in ogni sua forma e dimensione e soprattutto niente Nutella. Una tristezza infinita.

 Ma come si fa a vivere senza Nutella?

La nostra spesa è  un’ora di corsa ad ostacoli tra carrelli con il mio sguardo che cade in adorazione su ogni schifezza possibile e che nonostante la mia vistosa preghiera non ottiene considerazione. 

Alla fine alla cassa guardo dentro il carrello e vedo: litcis, carote viola, patate americane, avocado, Daikon, bistecca argentina, frutta secca di ogni tipo,  more di gelso, bacche sconosciute  e mi chiedo dove sia nascosto il cibo vero. <<Ah ecco l’insalata orientale e le cotolette vegetali>>. Menomale avevo quasi creduto di dover attingere alle scorte della mamma! BUONE FESTE e buone abbuffate. Io ho già iniziato! 

L’uomo che si incremava troppo

Il sociologo tedesco George Simmel autore del famoso testo “La Moda” nel lontano 1895 analizzava il collegamento che sussiste tra la condizione sociale di alcuni soggetti e il nascere o il morire di una MODA. Nei periodi storici in cui  le donne erano più represse e relegate all’ambiente domestico infatti il loro abbigliamento era tendenzialmente più eccentrico rispetto ai periodi di maggiore libertà ed emancipazione.

Abbigliamento, trucco e parrucco sono stati per tanto tempo le uniche forme di espressione concesse alle donne. Corsetti, colli ricamati, impalcature degne di Le Corbusier sotto le gonne, parrucche così alte che i pidocchi potevano costruirci  grattacieli e tanto altro. 

Per quanto riguarda gli uomini, invece, questa maggior attenzione al corpo è  diciamo storia  recente. Che sia  una diretta conseguenza del declino del loro ruolo nella società o un adeguarsi alle logiche da “selfie” del nuovo millennio, alea iacta est..gli uomini hanno cominciato a incremarsi, ungersi, spalmarsi neanche fossero tutti Body Builders o gladiatori postmoderni. Senza parlare di depilazioni incontrollate e del trend oramai consolidato  che lascia le caviglie e i polpacci glabri in bella vista come se fossero in perenne crescita di altezza e il pantalone non riuscisse a seguire lo sviluppo. Ma per favore.

Fortunatamente la mia dolce metà si copre parti del corpo non desiderabili e indossa con fierezza e eleganza pantaloni non palesemente maltrattati da forbici impazzite. In quanto alla cura del corpo e del viso invece è probabilmente uno dei maggiori responsabili dell’aumento del volume di affari dei cosmetici maschili.

  E così anche il mio bagno è diventato una parata di creme all’acido ialuronico, boccettine con contagocce al collagene puro e profumi che avrebbero fatto invidia alle botteghe degli imbalsamatori egizi. E la proprietaria di questo patrimonio estetico non sono io, ma il mio Adamo che al mio contrario  non disdegna estetiste, dermatologi e guarda con quotidiano sospetto la sua attaccatura dei capelli pronto a minacciarla in caso di ritirata.

Capelli tutti per uno, uno per tutti!!

 Chissà come sarà l’uomo del futuro e quali problemi dermo-tricologici dovrà affrontare;  di certo non avrà problemi di pelle secca il nostro nuovo Homo Incrematus! 

La vita è una scala di grigi

                                                                                Photo Bia

Forrest Gump paragonava la vita a una scatola di cioccolatini, seduto su una panchina ad analizzare il significato dell’esistenza umana.

Io seduta nel mio sgabello con i gomiti sul marmo grigio della mia isola grigia a fare ripetizioni a una 15enne annoiata ho decisamente un’altra prospettiva. Non vedo davanti a me una scatola di cioccolatini – finita ieri sera – ma vedo la mia bellissima scala in ferro battuto color grigio antracite e ripenso a quale possa essere stato l’esatto momento in cui la mia parte grigia ha superato quella rosa shocking?

<< Lo so tesoro che adesso mi vedi così con gli occhiali e l’apparecchio ai denti che tento di  spiegare l’importanza del latino a te che non ti piace leggere nemmeno un post su Internet, ma se tu sapessi dal 2000 al 2008 su quanto cubi ho ballato io, forse ti sembrerei meno noiosa. Lo so che non  immagini così “vestita come Diane Keaton a fine anni ’70” come sono ora che la maggior parte delle mie scarpe fino a qualche anno fa assomigliavano a quelle delle Holograms e che avevo talmente tanti, ma tanti  brillantini in faccia da rischiare l’arresto per abbaglio notturno.>>

Sarei tentata per svegliarla da quello sbadiglio perenne e dalla possibile cancrena del suo dito indice sullo smartphone di dirle questo e di insinuare in lei un minimo di curiosità, ma c’è qualcosa di peggio del non avere interesse per il latino:  la sufficienza adolescenziale con cui mi sentirei chiedere chi sono le Holograms e perché ballavo su una forma geometrica e allora so già che  il mio cuore non reggerebbe a un mondo di #chissenefrega e #stica!

Mi arriccio i capelli con le dita ripenso all’apparecchio che ho appena messo e mi dico che nonostante il mio apparente grigiore io non sono nessuno per giudicare questa sua indifferenza digitale soprattutto dopo che quest’estate ho sbattuto la faccia su un palo della luce con conseguente crisi ipocondriaca e convinzione di essermi autoprocurata una commozione cerebrale, il tutto per scrivere un messaggio stupido su whats app. Si vede proprio che sono una scema degli anni ’80.

Nessuno è immune  dall’invecchiamento e spesso non ci accorgiamo che qualcosa in noi è cambiato fino a che non ci specchiamo negli occhi  di chi la vita la vede a colori accesi e definiti. Si capisce col tempo che la vita non è né  rosa shocking né  bianco e nero, ma in realtà un’infinita scala di grigi. Si capisce con il tempo che un grigio balena è diverso da un grigio topo e entrambi lo sono da un un grigio tortora; quando si cominciano a vedere le differenze  nei grigi il cambiamento é gia avvenuto e gli stivali fucsia sono oramai  chiusi in una scatola in garage ad aspettare pazienti la prossima festa a tema.

Svegliata dalle mie elucubrazioni inutili sul senso della vita, mi sento chiedere dalla mia allieva 15enne quando ho intenzione di tingermi i capelli bianchi. E io, tentata per una attimo di aprire la finestra per buttarmi di sotto, le rispondo: << tesoro non sono bianchi, sono grigio chiaro e poi mi piacciono  perché mi ricordano che mi piace vivere nelle sfumature>>.

Non siamo noi una continua fusione delle nostre contraddizioni?

I sogni nel cassetto-ne

cassettoneFino a pochi decenni fa era tradizione per le donne che si sposavano portare con sè una dote, come dono al marito.  Che fosse una rendita o un semplice corredo questo dipendeva dalla famiglia d’origine della donna, ma anche se scarna era un obbligo a cui i padri dovevano ottemperare prima del matrimonio. Lenzuola, tovaglie e biancheria sapientemente confezionate da mamme, nonne e sorelle, cucite e riposte in un baule, poi gelosamente custodito e tramandato alle figlie femmine.

L’anno scorso nel bel mezzo dei lavori di ristrutturazione della mia casa e in  piena fase Esorcista, ho ritrovato nel garage dei miei genitori il vecchio baule di mia nonna, dimenticato e trasformato oramai nel porta-attrezzi da falegnameria spicciola di mio padre.

Come sempre, spinta dalle mie miglior qualità,”la tirchieria” e ” il non farmi mai i cavoli miei”, l’ho aperto e, dopo aver dissipato una nuvola di naftalina che avrebbe ucciso persino il povero Eta Beta ci ho trovato dentro un’infinità di lenzuola, stoffe diciamo “vintage” e camicie da notte di seta. Conscia dei prezzi delle lenzuola di seta oggi, mi sono mangiata le mani per come la mia dote era stata così impudentemente maltrattata e resa inutilizzabile, oltre che del disinteresse di mio padre per il mio futuro matrimoniale.

Ma non mi sono persa d’animo e con l’occhio critico di un amante del “vecchio” ho deciso di dare almeno una possibilità a lui, al mio Baule. Con l’aiuto di mani più esperte delle mie, l’ho disinfettato, ristrutturato e me lo sono portato nel mio loft grigio, fiera di esser riuscita a salvare un pezzo della mia storia e tutti i sogni che mia nonna, sua madre e quella prima ci avevano riposto insieme alle trapunte invernali.
Speriamo di non scoprire un giorno che era un mobile invecchiato di Maison Du Monde

Quando si parla del luogo dove riponiamo virtualmente i sogni facciamo sempre riferimento a un misero cassetto, magari di un comodino triste e moderno. Io ho deciso di giocare in grande e del cassetto non mi sono accontentata. Il sogno di scrivere un giorno per “D”, l’inserto del sabato di Repubblica, quello di incontrare Axl Rose prima che si rifaccia le treccine, sposarmi con quell’acido del mio fidanzato e prendere una seconda laurea solo per sentirmi dire che è inutile come la prima sono sogni che hanno bisogno di spazio  e nel caso non lo riempissi tutto mi sono iscritta, una volta alla settimana  a un corso di sartoria per principianti. Con i prezzi della biancheria oggi, meglio armarsi di ago e filo!

Pronta per il si lo voglio!

2014-06-29-18-28-02Say yes to the dress è il programma must per le ossessionate dai matrimoni, altrui per ora. Vasto gruppo sociale di cui faccio parte da ben 20 anni e di cui potrei fare la portavoce ufficiale.

Organizzo il mio matrimonio dalla tenera età di 12 anni, quando durante una lezione particolarmente noiosa di scienze misi su carta – scripta manent – lista di invitati, piani della torta e DJ, senza dimenticare la parte più importante di un matrimonio, la conditio sine qua non per la sua stessa esistenza…l’abito da sposa.

Ai tempi, causa influssi anni’80, assomigliava molto al vestito della Principessa Diana, qualcosa di molto sobrio e per nulla pomposo insomma.

2014-06-29 18.21.39.jpg

Oggi, dopo aver vagliato qualcosa come 150.000 abiti direttamente dal mio divano e in collegamento con Kleinfeld N.Y. ho capito che il mio vestito da sposa probabilmente me lo disegnerò da sola, sarta paziente permettendo.

Opterei per un vestito semplice con uno scollo a barca, scollato sulla schiena e rigorosamente dal sapore vintage, almeno per quel giorno potrò far finta di essere nata nel 1905. Capelli mossi appuntati da una parte, rossetto rosso e il gioco è fatto.2014-06-29-18-28-16

Rispetto alla seconda media un bel cambiamento: al posto del rossetto rosso c’era un lucidalabbra super appiccicoso e invece dell’elegante rigo nero sugli occhi l’ombretto rosa glitterato che probabilmente avevo trovato in regalo su Cioè quel giorno.

Ma c’è una cosa che è rimasta tale e quale dalla seconda media: la ricerca dello sposo!

Accantonati i frontman delle principali boyband anni 2000, mi sarei fatta qualche idea in proposito ossia il mio fidanzato che, alla sola parola che inizia per M,  comincia a grattarsi come se avesse la varicella e a compiere voli pindarici da cui non ritorna più.

Ma con il suo sommo dispiacere e disappunto ho convinto i suoi amici a perorare la mia causa – per la madre non c’è speranza – puntando tutto sulla scommessa “Se la Juventus vince la Champions League ci sposiamo”.

E qui, a scommessa accettata, ti rendi conto veramente dove arriverebbe un tifoso per la sua squadra.

Per cause di forza maggiore sono diventata la fan Juventina più sfegatata, ho persino  tappezzato la mia ex cameretta degli unici poster juventini degni di essere appesi cioè quelli di Del Piero e Baggio, ho rispolverato le mie conoscenze tecniche sul fuorigioco e non potendo allenare personalmente i calciatori – che peccato- mi accontento di incrociare le dita da casa. Forza Juve che mi devo sposare!

Diciamo tutti Say yes to the …..Champions.

Basta che poi non mi faccia vestire di bianco e nero al matrimonio..altrimenti dovrò cambiare lo schema dei colori verde mela viola malva scelto nella primavera 2000 e molto molto apprezzato dalle mie future damigelle!

Eremita si nasce o si diventa

eremita

Chi non fb_img_1476482034678.jpgha mai sognato almeno una volta nella  vita di abbandonare la frenesia cittadina e di ritirarsi a vita amena in un cucuzzolo di montagna circondato solo da cinghiali, dalla natura e avvolto dal caloroso abbraccio che solo sky cinema funzione registra ti può dare?

Un bel camino, una montagna di libri finalmente da leggere e che all’occorrenza faccia da fermo alla gamba di qualche tavolo sgangherato e cioccolata calda istantanea a litri. Cosa vuoi di più dalla vita? Niente più stress, traffico, litigate, vicini, soldi e il sogno utopico di una vita pre-urbanizzazione è completo.

E quando  magari oramai logori della cioccolata calda e  spinti dalla solitudine a caccia di cinghiali solo per fare due chiacchiere ci si può sempre avventurare nel primo paese a valle per avere un resoconto efficiente e accurato degli ultimi avvenimenti, locali e non.

Altro che silenzioso ai gruppi di Whats app! Questa si che è pace!

Gli americani sognano la villetta indipendente nel sobborgo fatto di case tutte perfette e uguali, con la staccionata bianca e due Labrador a fare compagnia, io sogno una casetta di mattoni in un paesino sperduto dell’Appennino Toscano, magari vicino all’eremo di Camaldoli così con un po’ di caramelle al miele e due chiacchiere filosofiche con i frati mi terrei la mente allenata.

Potrei indossare scarponi da trekking senza che Chiara Ferragni li abbia già indossati 63217_1756886409938_4081782_ne recensiti o un bel maglione lana tricot e nessuno al mondo mi farebbe il gesto del like quando mi incontra. Potrei leggere tutti i miei sociologi preferiti e dimenticarmi di cosa voglia dire vivere in una società liquida postmoderna, tanto l’unico liquido che vedrei è probabilmente quello della neve che si scioglie e gli unici effetti che sentirei sarebbero quelli del  post-inverno sui miei reumatismi.

Potrei andare avanti per ore ma purtroppo l’immagine di me bucolica/boscaiola è stata infranta dalla sveglia di stamani e dalla consapevolezza che oggi l’eremita 2.0 deve essere abbastanza ricco da permettersi sky e Ciobar a vita!

427350_3286226562486_1505004711_n
Io e la mia renna Stella

Gli uomini in stato di veglia hanno un solo mondo che è loro comune. Nel sonno, ognuno ritorna a un suo proprio mondo particolare.

(Eraclito)

 

 

 

 

 

 

Candy Candy Vs Samantha

PhotoBia

Non mi sono mai fermata a pensare a quale personaggio di Serie TV  o cartone assomigliassi di più; come tutte le bambine dotate di un minimo di ironia precoce e innamorate di Terence odiavo con tutte le mie forze il buonismo e l’areola di Candy Candy, ma forse era semplicemente invidia infantile per i capelli biondi e gli occhi a Manga. 

Certo mi immedesimavo maggiormente con  Margot di Lupin o le tre sorelle di Occhi di Gatto e il fatto che fossero tutte delle ladre oggi mi fa riflettere sulla mia moralità.

Comunque diciamo che non ho più pensato ai cartoni animati in termini di identificazione almeno dalla prima superiore quando  mi ero presa una “fissa” per Piccoli Problemi di cuore piccoli-problemi-di-cuore e per il travagliato amore tra Yuri e Miki. Faccio fatica a ricordarmi le declinazioni di greco, ma in compenso la sigla di questo cartone la potrei cantare per ore! Quando si dice la memoria selettiva.. 

Questo è stato il mio ultimo contatto mediatico con un personaggio inanimato o  almeno fino alla settimana scorsa quando il mio adorato e pungente fidanzato/convivente mi ha spiattellato la dura realtà in faccia e giuro avrei preferito una frittella!

Il misfatto è avvenuto in uno dei momenti della giornata peggiori ossia quando con una voglia pari a zero alle 22.15 stavo lavando padelle e pentole cercando di non infradiciarmi da capo a piedi come tutte le volte e contando i minuti che separavano le mie gambe dal divano grigio.

Lui invece tranquillo e rilassato si aggirava con una certa nonchalance in cucina cercando qualcosa da sgranocchiare, tanto per continuare a sporcare,  quando all’improvviso soffermatosi sulla mia persona pronuncia queste odiose parole: << Certo che qualche volta mi piacerebbe vedere Samantha di Sex and the City e non Candy Candy quando torno a casa>>.

In mancanza di un’immagine che possa riprodurre l’esatta espressione della mia faccia stella-incazzata all’udir di queste dolci parole propongo una valida alternativa: quella del mio cane … Stella la Sanguinaria! 

Pensando di aver capito male il senso della frase gli ho chiesto di spiegarsi meglio. Della serie gli stavo dando la possibilità di salvarsi in Corner o di arrampicarsi su qualche specchio.

Purtroppo il mio adorato AMMORE vive di onestà intellettuale e ha confermato il suo punto di vista: i pantaloni del pigiama a fiori e la maglina di Minnie con due peluche al posto delle ciabatte non era l’abbigliamento più adatto ad una trentenne. E qui ha peggiorato le cose… ricordarmi la mia età anagrafica che non equivale affatto a quella da me percepita. Ossia 22 anni e mezzo!

La pentola che avevo in mano ha faticato non poco a tornare ad altezza consona e solo dopo aver riflettuto sul fatto che l’avevo già lavata. Così ho abbassato le armi e con la scusa che dovevo rinfrescarmi le idee sul personaggio di Samantha l’ho costretto a riguardare tutta la 6° serie di Sex and the City, finale compreso.

La prossima volta spero che citi Rossella di Via col Vento così la vendetta sarà completa.