A voce alta

Certi pensieri, fino a che non li esprimi almeno una volta a voce alta – a un essere umano, all’icona di whatsapp, o allo specchio – quasi sembrano non esistere. Svaniscono.

Le preoccupazioni, le ambizioni, le arrabbiature improbabili, scomode e strampalate, se rimangono inespresse possono consumarti, inesplose possono mandarti dal gastroenterologo se ancora non ti sei deciso ad andare da uno psicologo.

Non tutti hanno la fortuna abnorme di avere una rete di amicizie che ti tengono a galla e che, tramite un fitto scambio di whatsapp mattutini, ti fanno sentire meno sola e strana. Perché ci sono alcune giornate che sono davvero troppo pesanti per sopportarle da soli. Ho quindi pensato di amplificare la mia platea di perfetti sconosciuti a cui raccontare cose improbabili, tornando a fare la speaker radiofonica. Così quei pensieri sparsi nell’etere acquisiranno vita propria.

Ve le racconto io le mie paturnie a voce alta e, se voi volete, me le potete raccontare – scrivendomi – o semplicemente dirle mentre siete in macchina o in cucina, tanto anche io parlo da sola con gli elettrodomestici e gli audiovisivi.

Benvenuti nel mio spazio bianco che da anni diventa bianco e nero con le mia parole. Non sono una brava speaker radiofonica e ascolto in modo selettivo, ma credo fortemente nell’empatia, anche quella a distanza, perché la condivisione può davvero alleggerire il silenzio assordante delle nostre giornate fatte di impegni e quasi mai di relazioni.

Rimanete sintonizzati quindi perché a gennaio, a panettone digerito, torno a parlare su https://radioincontri.org/.

Quel colletto bianco che mi soffoca

Accollata since 2010

Ho sempre avuto un’ossessione per le camicie con allacciature alte, fiocchi, colletti vistosi, per non parlare dei stupendi colletti staccabili di pizzo e perline da applicare a piacimento su anonimi golfini neri, ma ammetto che negli ultimi anni questa tendenza mi è un attimo sfuggita di mano. Di pari passo con la mia stabilizzazione nel mercato del lavoro il mio look si è standardizzato a quello di un’anonima impiegata che cerca la sua mera soddisfazione in vezzose gale e nell’utilizzo compulsivo di post.it.

Ho ceduto alla poltrona comoda, alla tastiera veloce e al caffè gratis, ho venduto la mia anima creativa e irriverente per una luce al neon e quel maledetto stipendio fisso. Mi sono stretta da sola il bottone del colletto e non riesco davvero più ad allentarlo per tornare a far respirare il mio estro, la mia anima, oramai inamidata e profumata di ammorbidente.

Quando mi vesto la mattina penso attentamente a cosa indossare, abbino meticolosamente i colori e gli stili e quando mi specchio vedo esattamente quello che sono diventata. Un colletto bianco.

Citando la mia amata Enciclopedia Treccani colletto bianco è l’espressione, derivante dall’inglese white collars, con cui nel linguaggio della pubblicistica vengono indicati i ceti sociali formati da impiegati, funzionari dello Stato, negozianti ecc., che per la natura stessa della loro professione possono svolgere la normale attività lavorativa indossando camicie chiare, in contrapposizione agli operai e ai contadini, che nel loro lavoro devono invece indossare la tuta o comunque un abito diverso e più resistente con camicia scura, detti per questa ragione blue collars («colletti blu»).

In uno dei miei tanti esami di sociologia all’Università scelsi come libro facoltativo il saggio “La Moda” del sociologo e filosofo tedesco Georg Simmel, un’analisi della moda come fenomeno sociale, tesa tra la sua doppia natura di omologazione e differenziazione, la stessa tensione che l’essere umano ha nel volersi identificare in un gruppo definito e nel cercare la propria espressione individuale. Simmel sottolinea come in passato sia stata soprattutto la donna a fare un uso maggiore della moda proprio perché la società non le consentiva altre modalità di esprimersi se non quel colletto a gorgiera esagerato che gli uomini e sopratutto le donne del XVI usavano e che da quanto era grande poteva sembrare un paracadute.

È questo che sono diventata? Una donna che non riesce ad esprimersi se non attraverso la grandezza del colletto della camicia? Sto pensando seriamente di cambiare qualcosa nella mia routine o presto inizierò a sembrare un cane con il paravento da protezione o, ancora peggio, potrei iniziare a stirare.