Nel paradiso dei pelapatate

Ci sono misteri che nell’ universo non possono essere risolti. Ci sono eventi che non possono essere spiegati razionalmente. Bisogna solo accettarne l’intrinseca eccezionalità.

Nella mia vita raramente ho lasciato che il fato decidesse per me e faccio fatica a credere a qualcosa che non possa essere spiegato scientificamente.

Ultimamente ho dovuto però cedere all’evidenza che non tutto possa essere controllato.

Negli ultimi due anni la mia cucina ha inghiottito qualcosa come 10 pelapatate, l’utensile con la lama al centro che avrebbe fatto risparmiare a generazioni di militari e cuochi le ore con il coltello in mano passate a sbucciare verdure.

Ne ho acquistati tantissimi, colorati, professionali, super taglienti, ma tutti chi prima e chi dopo si sono dissolti in una nube misteriosa.

Il mio compagno che non aspetta che questi episodi per ribadire la mia distrazione innata oramai ha perso ogni speranza di ritrovarne uno.

Le possibilità suggerite sono molteplici: la lavastoviglie ingorda che li risucchia nello scarico, un buco nero nel mio cassetto degli accessori da cucina o l’ opzione più plausibile ossia che la sottoscritta nella frenesia di cucinare veloce qualcosa di commestibile li getta nel secchio con le verdure.

Oramai in casa abbiamo accettato che c’è un luogo misterioso dove vanno tutti gli oggetti dimenticati, persi e abbandonati. Nel Paradiso dei pelapatate

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