Io & Bauman

Quando ti rendi conto dalle elucubrazioni ad alta voce del tuo compagno “sul tempo che ammazza l’Io e sull’Io che ammazza il tempo” che si, sta leggendo Bauman e che Bauman ha decisamente preso possesso della sua mente, inizia quella sviolinata senza fine, quell’apologia incensatoria nei confronti del mio mito, quello sociologico almeno.

Un po’ come quando parlo della moda anni ’30 o dei Guns ‘n Roses tendo sempre a diventare Groopie Inside delle mie ossessioni.

Dopo averlo letto, studiato e sottolineato in tutti i treni, biblioteche, sale d’aspetto, insomma in qualsiasi luogo dove potevo e dovevo fermarmi, Bauman l’ho incontrato, due volte e, ovviamente nessuna delle due volte sono riuscita a proferire parola.

Già la possibilità che venisse ad Arezzo ad un incontro in Università mi sembrava quasi impossibile, ma la seconda volta che l’ ho incontrato è stato ancora più assurdo.

In sociologia e in psicologia ci sono varie discussioni sugli aeroporti, sui luoghi considerati di passaggio come ad esempio le stazioni, per alcuni dei veri Non Luoghi privi d’identità, per altri invece luoghi ricchi di senso proprio perché al loro interno la rete di relazioni è fitta. Ovviamente per me che osservo le persone come se fossero dentro un acquario, la seconda opzione è quella più attendibile, in quei luoghi c’è una quantità di vita ineguagliabile.

Portogallo 2014

E’ in un ✈ che ho incontrato Bauman la seconda volta, per la precisione al ritiro bagagli dell’aereporto di Bologna, tornando da un viaggio in Portogallo in cui avevo ingerito una quantità assurda di uova. Dolci fatti solo con tuorli e zucchero, omelette, colazioni all’inglese, frittate, potrei continuare, ma il mio stomaco non reggerebbe.

Densa di proteine animali e muta come un pesce difronte a quel genio con la sua valigia in mano, sono riuscita solamente a diventare color pomodoro 🍅 e a proferire un semplice e banale “Hi!”. Lui, come nel primo incontro ad Arezzo, conscio della mia espressione da ebete, mi ha sorriso. Due occasioni sprecate per la donna che non sta mai zitta.

Spero, un giorno, di essere più prolissa con Axl Rose.

Mi sveglio dal mio ricordo con Matteo che mi riporta alla realtà, più o meno.

M: Come chiameresti un figlio maschio?

Io: Bauman, ovvio

M: Perché Zygmunt è troppo strano, vero?

Io: beh tu lo chiameresti Leone in onore di qualche Papa e tutti penserebbero che lo hai fatto per imitare Fedez e la Ferragni, non so quale stranezza sia la migliore.

Stella, un nome, una leggenda

Stella la sanguinaria, Stellaccia, Stella la mordace, Stellina.

Tanti nomi per lo stesso cane, ricciolo, a volte stopposo, color castagna sbiadita, con la pancetta prominente e il morso facile. Una meticcia dalle origini ignote e dall’indole di una regina, furiosa e con un forte senso del possesso, capitata per questo nella famiglia giusta. Ci contendevamo divano e cioccolatini, russavamo all’unisono, camminavamo insieme e insieme ci stancavamo presto di camminare.

Solo un cane, non un fratello, non una sorella, non un figlio, nessun legame di sangue tra noi che avevamo la stessa chioma autunnale, ma un affetto sincero e burrascoso, passionale e profondo. Dodici anni insieme sono tanti e due anni senza di te sembrano un secolo a volte, pochi giorni altre.

Per Emma Sveva oramai sei diventata una stella nel cielo che dall’alto ci osserva; a me il pensiero che tu mi stia sopra la testa invece mette un po’ansia, io ti immagino in giardino a fare la guardia al tuo territorio e pronta per la prossima buca. Terrena e attaccata a noi, il tuo branco.

Il quartiere in questi due anni ne ha guadagnato in tranquillità e silenzio, il tuo abbaiare era inconfondibile e una certezza in questo mondo così precario. Il silenzio in casa adesso è assordante e preferirei ancora brontolarti per le tue abbaiate notturne.

L’ unico cane che ha confutato il proverbio “can che abbaia non morde”, sei rimasta impressa nella mente di chi ti ha conosciuto e forse anche in qualche braccio, forse non solo un cane, ma un’anima gemella che ha amato ed è stata amata.

Due anni senza 🌟, senza nessuno che mi aspira le briciole da terra, senza nessuno che mi batte in pigrizia e in gola, senza il rumore incessante del tuo bau bau e delle tue corse forsennate per accogliere vicini, ladri, amici e nemici.

Quando Emma mi chiede di regalarle una Stella Bis, io rispondo che passo, non si può duplicare il cane che sembrava quasi più un leopardo che un animale da compagnia. Una leggenda e come tale ineguagliabile

Piccola galleria di me & Stella