Il girone delle influencer laureate

laurea
28/2/2011 Laurea Magistrale e dentino egocentrico

Ho rischiato di prendere una seconda laurea. Ho rischiato di essere rinchiusa in uno speciale girone dell’Inferno: quello delle laureate recidive e masochiste.
Non era sufficiente essere bloccata nel limbo delle laureate magistrali dove la sola speranza di raggiungere il Paradiso è vincere un concorso pubblico o trovare un’azienda illuminata, ma talmente illuminata da rischiare di assumere a tempo indeterminato una laureata in età da figli, con prole a carico e rischio di urgenze infantili.
Un limbo certe volte peggiore del inferno.
Chissà Dante come avrebbe dipinto la Beatrice di oggi. Come un’ influencer social addicted o una ricercatrice precaria laureata in lettere antiche?

Recentemente ho provato a superare il test d’ammissione per entrare nel circolo privato delle logopediste, circolo privato perché solo 16 di un numero innumerevole di speranzosi viene eletto a farne parte. Quesiti di chimica, biologia, fisica, matematica e logica, un test che da umanista mi ha messo in discussione.
Alla fine non ce l’ho fatta, non sono entrata, ma ho ottenuto una buona posizione in graduatoria.

Sono grata al mio amato studio per ricordarmi ogni giorno che si può sempre imparare e comprendere ambiti e materie che non ci sono affini per indole e percorso scolastico. Studio da sempre, studio per passione e per aggiornamento, per provare a migliorare la mia condizione e per non arrendermi alla staticità. Studio per sapere.

Ho scelto la via più ardua, le nottate in bianco. Potevo iscrivermi al corso di laurea triennale da Influencer e avrei risolto tutti i miei problemi oltre che una volta per tutte le ansie da armadio pieno e zero cose da mettere. Due scatti al giorno e lo stipendio assicurato. Bastava un pigiama e le occhiaie per il post della mattina e il piumone imbottito da cui spuntano solo i miei capelli per quello della buonanotte. Ecco la pubblicità del materasso.

Chissà in che particolare girone finiranno le future influencer laureate, snobbate dai grandi marchi perché dotate di laurea. Nel girone delle influencer precarie?

Annunci

Oggetto transizionale

Dopo un interessante riunione al nido che mi che mi ha lasciato utilissimi spunti sociologici su cui riflettere, mi sono resa conto che la mia piccola Costoletta non possiede nessun oggetto preferito, una coperta di Linus, un peluche inseparabile, le scarpette fortunate, un gioco prediletto se non uno strano interesse per il castoro della favola di Lilli e il Vagabondo.

Da una madre che ha dormito fino a 17 anni con il suo orsacchiotto Titto, mai portato nei viaggi solo per evitare l’umiliazione di vedermelo ispezionare in aeroporto, mi sarei aspettata minimo una dipendenza da pupazzi.

Lui era in effetti il mio oggetto transizionale, se vogliamo adottare un linguaggio tecnico, l’oggetto che mi ricordava la mia casa e che mi aiutava ad adattarmi nei nuovi contesti. Lavoro svolto con estrema efficienza fino ad una quindicina di anni fa quando alla mia prima vera relazione importante ho dovuto fare una scelta, non per questo facile.

Il mio “Titto” era un orsacchiotto rosa della Trudi classe 1985, all’ottavo lavaggio dell’orsacchiotto peloso erano rimaste solo le foto, ma suonava ancora se lo schiacciati nella pancina. Dopo che lo avevi lavato e appeso per la gamba a testa in giù nello stendino per qualche giorno in protesta diveniva però muto.

Oggi ha la testa e la gamba ricucita, salvato in extremis dagli attacchi di Stella la Sanguinaria, gli occhi vitrei un po’spenti ed è decisamente polveroso abbandonato da solo nel mio ex letto dopo che per 17 lunghi anni siamo stati inseparabili.

Il mio oggetto transizionale ha svolto il suo compito, difficile da credere, ma ero una bambina molto timida.

Emma non ha bisogno di un pupazzo per sentirsi sicura, varca spavalda le case altrui e le città del mondo urlando <<Eccola>>. Basta che ci sia qualcosa da mangiare e un essere vivente e lei è tranquilla.

Sono io che mi chiedo come ho fatto negli ultimi 15 anni a vivere nel mondo senza il mio Titto, me lo chiedo con un bicchiere di vino rosso in mano che dolce mi accompagna nell’ora che precede la cena.

Eccolo il mio nuovo oggetto transizionale.

Buon vino e buon mondo a tutti!!

Beta permanente

barcaLa sensazione di essere sempre in via di aggiornamento è comune a molti, come accade per i software anche noi umani viviamo in beta permanente che, nonostante il nome, non ha niente a che fare con il betacarotene, fonte di vitamina A.

Cito wikipedia.

Con il termine perpetual beta si indicano quei progetti software che vengono aggiornati in maniera pressoché continua, tanto rapidamente che non esiste più la distinzione tra versione di test e quella di versione di produzione.

Eventuali errori vengono corretti rapidamente, così come vengono aggiunte a ciclo continuo nuove funzionalità, questo fa sì che i bug vengano comunque risolti, ma ad ogni revisione ci siano delle novità.

Che ne siate coscienti o meno questa condizione è comune a molti giovani che cercano di entrare nel mondo del lavoro e anche a tantissimi non più giovani che cercano di rimanerci, nel mondo del lavoro! Homo Homini lupus!

Come per i software anche noi per la nostra carriera lavorativa siamo costretti a vivere costantemente in versione di prova BETA PERMANENTE, quella che tende alla revisione dei propri bug e al raggiungimento  di una versione finale che però non arriva mai…

Cambia il mondo del lavoro e si aggiungono competenze, aumenta la competizione e ci rimettiamo in gioco, cambiamo, ci evolviamo tutte le volte che cambia il vento e il datore di lavoro.

A questo proposito qualche giorno fa mentre ero in macchina destinazione la campagna senese, complice il caldo e una voglia improvvisa di scampagnata, il mio amato fidanzato mi ha fatto fare una bella doccia gelata

Stavamo parlando degli impegni del nuovo anno, dell’ iscrizione al nido, del fatto che a settembre rinizio una nuova collaborazione oltre a quella che ho già.
Settembre è sempre il momento degli inizi, del riprogrammare del ripartire.
Tutto viene rimandato a settembre come se i mesi estivi fossero una parentesi calda nelle nostre vite.

Pensavo a voce alta del mio riprogrammare le giornate perchè non prendiamoci in giro il carico familiare ricade su noi, Costole. E mentre continuavo il mio monologo organizzativo il mio, fino a quel momento silente compagno di auto,  mi dice: << Cecilia quando hai intenzione di darti degli obiettivi concreti nella vita? Non fai altro che galleggiare!>> Una doccia fredda, neanche troppo gradita, nonostante i 30 gradi all’ombra!

ventoQuesta espressione del galleggiare mi è stata ripetuta per anni per indicare il fatto che passo da un lavoro precario ad un altro senza nessuna certezza e anche se odio l’espressione galleggiare ogni tanto mi sento effettivamente una barca. Qualche giorno incontro onde alte, qualche giorno calma piatta.

Quello che non sopporto non è lo stato d’ incertezza in cui vivo e al quale mi sono abituata, ma il senso di colpa che il resto del mondo mi innesca per il fatto che non sono stata ancora capace di trovare un lavoro fisso. Come se fosse una scelta.

È vero… Faccio il lavoro che mi piace e per il quale ho studiato 5 anni di università e non mi sento di aver perso tempo, ho provato, ho tentato e continuo a farlo. Invio cv, faccio concorsi, cerco di non perdermi niente, ma non sono arrivata ancora al punto di depennare la laurea e il master dalla mia formazione.
Un obiettivo concreto me lo ero posto e in tempo ero riuscita a  raggiungerlo.
Siamo sbagliati noi o è sbagliato il mondo che ci costringe a sentirci come se avessimo sempre bisogno di migliorarci, di essere perfetti, di aggiornarci, di vivere in beta permanente per restare sempre con il vento in poppa?

Se questo vuol dire galleggiare, almeno non ha detto affondare.

Prendiamoci del tempo per…

“Parole non sono parole”

… Coniugare i verbi!!! Il tempo per parlare correttamente non è mai abbastanza, utilizzando tutte le forme verbali che il nostro italiano ci ha regalato.

Il condizionale è il modo verbale designato per forme di cortesia e per lasciare un po’di sana incertezza sulle reali intenzioni di chi parla e di chi risponde, ovvio.

Lo utilizziamo anche per sognare il futuro. Ma invece di dire <<Vorrei una casa al mare>> spesso diciamo <<voglio una casa al mare. Voglio,voglio, voglio>> E come dicevano sempre i miei genitori quando ero piccola, l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re!

Così mi sono sempre tenuta abbastanza alla larga dai giardini reali e dalla prima persona del presente indicativo del verbo volere, così come ho sempre cercato di usare il condizionale per sognare a voce alta e chiedere il permesso di fare qualcosa.

Il congiuntivo invece, questo sconosciuto congiuntivo, nel conversare rimane sempre il mio tallone di Achille.

Il congiuntivo, lo si ama o lo si odia! Quando parlo spesso utilizzo al suo posto l’indicativo. Come mi sottolinea puntualmente chi lo ama, il congiuntivo.

Tutta questa riflessione linguistica è scaturita dal fatto che la mia Mini Me di 19 mesi che, dalla mamma ha ereditato la loquacita’, utilizza solo e senza ritegno il modo imperativo e l’indicativo, parlando talvolta di sé in terza persona, per enfatizzare la sua importanza. Il passo successivo probabilmente sarà il Pluralis maiestatis…

Dammelo! Riempi! Metti! Emma vuole, Emma mangia, Emma dorme….

A me, a me…

Inutile ricordarle di continuo di accompagnare la richiesta con un per favore. Lei e il suo ditino Docent!

Dopo essermi scervellata da chi avesse appreso questo modo di fare autoritario e deciso, accusando anche la povera Masha sempre pronta a bistrattare quel povero Orso, mi sono resa conto di essere io la reale colpevole.

Correndo su e giù tutto il giorno, affannata dalla mancanza di tempo e dalla mancanza del dono dell’ubiquita’, ho tagliato quello che potevo tagliare, verbi compresi.

Fai, prepara, prendi, dammi.

In casa impartisco ordini come un ammiraglio alla sua ciurma, e i miei verbi sono finiti in mare in pasto agli squali. La mia mamma e il pater familias Matteo probabilmente hanno in mente da tempo di preparare un ammutinamento per ovviare alla mia nuova natura imperativa.

Ho tagliato il tempo e perso la pazienza per coniugare i verbi e per aspettare la risposta incerta dal mio interlocutore familiare.

È uno sforzo non indifferente pensare prima di parlare, ma lo dobbiamo trovare il tempo per la cortesia e per desiderare senza pretendere! E non solo in vacanza….

Da oggi Parlo

Stanchi della monotonia della mia penna?

Curiosi di conoscere il grado di acidità della mia voce?

La Costola di Adamo è in onda:

🔴 il mercoledi alle 11.00;
🔴 il giovedi alle 19.00;
🔴 il sabato ore 11

sulle frequenze di Radio Incontri inBlu, 88.4 e 92.8 FM. Potete ascoltarmi anche in streaming dal nostro sito (www.radioincontri.org) o attraverso l’app TuneIn all’indirizzo tinyurl.com/radioincontri.

Qui troverete tutti i podcast del programma dopo la messa in onda: http://www.radioincontri.org/index.php…

Chiedo scusa in anticipo alle vostre orecchie 🙂

Buon ascolto….

In palestra

Il mio uomo in grigio va abitualmente in palestra, nello specifico un giorno si e uno no. La mia routine familiare è scandita da questa alternanza.

Le sere in cui torna tardi posso infatti rilassarmi e guardare le repliche delle mie serie tv, le sere che torna alle 18.30 la casa sembra una caserma. Pulire, cucinare, scattare. Tutto di corsa!!!!Invidio la sua capacità di ritagliarsi degli spazi oltre il lavoro e la famiglia, oltre la cucina e lo swiffer a terra: la palestra, lo sport, le lampade solari.

Il martedì e il giovedì è la mia mamma che va in palestra, un altro tipo di palestra ovviamente, e la mia routine quei giorni cambia di nuovo. Devo aspettare che torni per andare al lavoro. Così lei torna a fare la nonna, più in forma, ma sempre la nonna. Insomma nel mio nucleo familiare ristretto sembra che tutti vadano in palestra per rilassarsi o per restare in forma.

Anche io ho deciso di iniziare ad andare in palestra.

La mia palestra è lontano da casa, esattamente a Cortona, la mia palestra è un piccolo ambiente, molto amichevole e accogliente con tantissime persone simpatiche.

Una volta alla settimana faccio i miei 40 minuti di macchina e mi dedico ai miei esercizi…mi siedo, cerco la posizione più comoda, faccio delle smorfie per distendere i muscoli facciali, mi metto le cuffie e… Parlo dentro un microfono.

La mia palestra è differente.

La mia palestra è una Radio.

Dove mi diverto a allenare le mie corde vocali e scarico le emozioni negative ridendo e scherzando.

Ad ognuno il suo Sport

Coming soon

Pret a Manger

C’è chi la cena la prende la e porta a casa, c’è chi per evitare l’appuntamento poco galante con la lavastoviglie mangia direttamente fuori e c’è chi chiama in soccorso genitori e suoceri per sopperire alla poca voglia di cucinare. Questo non è il mio caso!

Fino a pochi anni fa il mio migliore amico e compagno silenzioso di serate casalinghe era il cibo surgelato. Sempre pronto all’uso, direttamente trasportabile dal congelatore alla padella e sicuramente migliore di qualsiasi cosa potessi cucinare da sola.

In caso di emergenza o di pigrizia in fase acuta risfoderavo il mio must tra i pasti universitari: una tazzona stracolma di latte e cereali al cioccolato. Mi chiedo chissa perché oggi soffra di gastrite cronica.

Nella mia vita poi come tutti sanno qualcosa è successo… Ho iniziato ad aprire i vetusti libri di cucina che avevo in casa, consultare blog come quello di Marco Bianchi, i primi esperimenti mal riusciti come la mia famosa torta con la panna per tortellini e… per fortuna prima che potessi avvelenare qualcuno ho incontrato il mio cuoco e tutto è cambiato.

Ieri pomeriggio con 40 gradi il cuoco stava preparando il ragù di tonno per la sua bambina..gli ho inventato che l’odore di cipolla dilata i pori.

Il giorno prima per recuperare quintali di yogurt al biscotto aveva fatto il gelato in casa riponendolo in congelatore diviso in comode confezioni monouso e la sera, complice la casa libera dei miei genitori, abbiamo fatto la serata tutto fritto. Mai friggere in un loft.

Dal pollo alla salvia del nostro orto, dalle zucchine al pane, se glielo avessi ricordato avrebbe fritto anche il gelato. Un fine settimana variegato dal punto di vista culinario.

Ieri sera però difronte ad una mia ulteriore richiesta è scattato nel cuoco accaldato un momento di ribellione inatteso, uno spudorato tentativo di ammutinamento, un principio di sciopero << ehi IO NON SONO UN RISTORANTE >>.

Crisi rientrata appena ho pronunciato le magiche parole <<vuoi che cucini io? >>

Come mangio bene grazie al fatto che cucino male!!!