Non ho colto il segnale che l’Universo mi stava inviando quando un mesetto fa un paio di friulane sabot colore verde acido mi ha attraversato la strada. A rischio e pericolo della loro portatrice che per fortuna non ha colto l’espressione di sdegno del mio volto al volante.
Le mie vacanze estive erano già programmate da un anno e da un anno seguivo appassionatamente sui social un piccolo alimentari/marmellateria di una piccola località tedesca nel Lago di Costanza. Ancora pochi giorni e la mia gola sarebbe stata appagata, di nuovo.
Ma due friulane mi hanno attraversato la strada e hanno cambiato i nostri piani.
Per motivazioni che non sto qui a elencare e senza dare la colpa a nessuno – colpa del mio fidanzato – la nostra meta è virata molto più a est e un po’ più a sud. Ciao ciao Bodensee ci vediamo l’anno prossimo.
Per la precisione un terratetto appena ristrutturato in cima ad una miriade di tornanti nella zona di confine tra Friuli e Slovenia. Talmente tanto labile il confine che il mio smarthphone era perennemente confuso.
Visto la mia innata insofferenza per i cambiamenti e i programmi sprogrammati potete immaginare la facilità con cui ho affrontato la cosa.
Mi è venuta la gastrite.
Con il senno di poi e con la gastrite al seguito quelle friulane sono state provvidenziali. Non certo per chi ha deciso di indossare delle pantofole di velluto a luglio inoltrato.
Le temperature infatti in Germania erano altissime e nei dintorni del mio adorato alimentari sforna dolci si moriva dal caldo, inoltre ho poi scoperto mentre visitavo Udine che una buona parte delle opere d’arte che volevo visitare nel museo svizzero di Winterthur erano state prestate alla città friulana per una mostra. Chi sono io per oppormi al destino e ad un prestito internazionale.
Quindi alla mia lista di nuove consapevolezze dell’età adulta questa vacanza improvvisata mi ha insegnato che:
- qualunque meta va bene, basta non lavorare;
- qualsiasi nazione scelgo ho sempre l’ottima capacità di individuare i posti più impervi e isolati per soggiornare;
- che nonostante non abbia letto nemmeno un rigo ne scritto una parola degna di significato in otto giorni di vacanza, il mio animo si è comunque arricchito;
- che prima o poi mi dovrò decidere a comprare le ciabattine per i sassi;
- che più invecchio preferisco la flora e la fauna alle persone. Tranne quelle che spettegolano al bar;
- che con i piedi nell’acqua ghiacciata respiro meglio e sento meno i miei figli urlare;
- che le guide cartacee riescono ancora a battere il temuto algoritmo che però non mi ha risparmiato quando dopo aver visto quelle friulane ho imprecato a voce alta, profilandomi.
Questa e’ la storia di come sono finita in Friuli












