Satori

Mentre ieri al lavoro staccavo ritmicamente lo scotch con i denti ho avuto improvvisamente un satori… due mesi che non scrivo…un tempo per me enorme.

Non ci si dimentica mai di mangiare perché bisognerebbe dimenticarci di fare le altre cose che amiamo fare e che ci tengono vivi?

Oramai è cosa risaputa: non faccio sport, odio l’estetista e ho paura del parrucchiere, i miei hobby sono pochi. Lo shopping, il cinema e la lettura. Il primo oramai diventato totalmente monotematico under18, gli altri due sono in pausa di riflessione, causa piccola bambina che mi cambia canale con il ditino o che mi strappa pagine di libri. Nemmeno D la Repubblica riesco a leggere se non nascosta in qualche angolo di casa a lei sconosciuto.

Poi c’è la scrittura. Che per me non è un hobby, è la mia declinazione. Uno se non mangia per 10 gg muore, io se non scrivo le schiocchezze che mi passano per la mente finisco per spegnermi lentamente.

Certo ho la fortuna di avere uno pseudolavoro in cui posso esercitare quotidianamente le mie dita su un foglio bianco, ma la libertà di fare ciò che sto facendo ora non ha prezzo.

Siamo affannati così tanto da riuscire ad arrivare a fine settimana, a sopravvivere a giornate che non sembrano finire mai che il tempo per Sé non rimane più. Piccoli frammenti notturni in cui scegli se dormire, pulire la cucina o farti la doccia.

Stanotte ho deciso di scrivere. Avevo 22 articoli mozzi iniziati mai finiti, sospesi, in attesa che da bozze qualcuno li trasformi in pubblicati o almeno programmati per una data futura.

Due di loro dopo stanotte vedranno la luce e così io avrò ancora una proroga dallo spegnermi

5 cuori e un ettaro

Questa notte ho fatto un sogno decisamente illuminante per non dire anacronistico, complice probabilmente la puntata registrata e vista in differita del Contadino Cerca Moglie, mio nuovo must televisivo in attesa che qualche serie decente torni a riempire quella lunga ora, dalle 21 alle 22,  in cui riesco a tenere occhi aperti.

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Ero vestita in perfetto stile country  dalla testa ai piedi neanche fosse una rievocazione di La casa nella prateria e scorrazzavo felice sui campi seduta comodamente sul mio trattore. A parte l’ilarità e il paradosso della visione di me che guido  un trattore quando a malapena so guidare una Panda questo sogno mi ha effettivamente fatto riflettere se oltre all’eccessiva esposizione televisiva ci fosse dell’altro. Un bisogno di tornare alle origini, la ricerca di un locus amoenus dove iniziare una nuova vita lontana dal traffico e dalla lotta al parcheggio. 

In tempi non sospetti –  http://www.valdichianaoggi.it/blogs/oggi-mordo/meglio-andare-a-zappare-la-terra –  inneggiavo al ritorno ai campi come alternativa alla crisi economica e al caos cittadino, mi immaginavo  una casa, quattro mura esterne e un tetto, magari un camino, un piccolo portico con un vecchio dondolo arrugginito da cui poter indicare ai miei eredi l’alba. Un luogo utopico dove per mostrare una gallina non devo googlare animali da cortile nello smartphone o spiegare alle nuove generazioni che la pasta non cresce negli alberi a forma di fusillo. Per fortuna il mio sogno sarà presto realizzabile, mi mancano semplicemente due figli a carico e il gioco è fatto.

La versione moderna di 2 cuori e una capanna?

Opzione 1: tre cuori – babbo mamma e figlio – in un monolocale. Così si abbattono i costi di riscaldamento, vicini vicini.

Opzione 2: in Otto sotto un tetto versione Made in Italy. Babbo, mamma, nonno, nonna, due figli, zio zitello e il cane.

Opzione 3: la soluzione italiana al calo delle natalità e alla disoccupazione. Mamma, babbo e tre figli in un ettaro coltivabile di terreno. La casa è un optional.

Meglio non sognare la notte. Invece di portare consiglio, crea scompiglio… Anche se quegli stivali texani che indossavo  non erano affatto male

io e mucca