Io, te & l’architetto

Ristrutturare è un’esperienza catartica e illuminante che tutti, una volta nella vita, dovrebbero provare per conoscere i propri limiti di tolleranza, oltre che per provare il brivido del conto corrente in rosso.

Casa 🏡 2030

Ribadisco una volta nella vita.

Ristrutturare una seconda casa a distanza di 6 anni dalla prima non è un’esperienza catartica è masochismo allo stato puro.

Il mio lato creativo e ossessionato dal design d’interni verrà accuratamente messo a tacere nei prossimi anni, rompendo la regola sacra che non c’è due senza tre.

La si riconosce bene una persona in fase di ristrutturazione: faccia rigorosamente bianca, con le occhiaie sempre pronte a sciupare ogni foto ricordo, sobbalza a ogni squillo del telefono e ha il nome del proprio architetto spalmato su tutto il registro chiamate.

La pratica in Comune, la scelta dell’impresa, il vaglio dei preventivi, i cambi di progetto in corso, la lunga scelta dei rivestimenti, la lotta quotidiana con l’iva, le diatribe condominiali….. Devo continuare?

In un crescendo l’ansia e gli odiosi imprevisti si moltiplicano più vai avanti nei lavori, loro aumentano e il tuo c/c crolla. Arriva poi il momento in cui smetti di fare conti, previsioni, stime e ti lasci trascinare in balia degli eventi fino alla loro conclusione. Non pensi più al colore delle pareti, alla scelta delle finiture, all’abbinamento dei tessuti con le tende.

Sogni una semplice canadese. Una di quelle che si aprono da sole e diventano una borsetta.

Giuro, la prossima volta…

L’uomo che faceva tutto LUI

Il 2020 è stato sicuramente un anno rivelatore sotto più aspetti, ci ha mostrato le nostre debolezze, ha evidenziato le nostre più profonde paure, ha scosso le nostre certezze e ci ha fatto invidiare la nostra routine pre-covid, routine di cui prima ci lamentavamo ripetutamente.

Le mie speranze future si erano già schiantate contro il muro della realtà dopo la 🎓 triennale, conscia della totale forza cieca e devastatrice della crisi economica targata 2008. Le speranze da allora erano diventate aspettative realistiche e limitate al solo quotidiano, alla fine di ogni contratto a tempo determinato, insomma.

Ma nata sotto il segno della vergine e da una madre con una natura fastidiosamente ottimista, ho mantenuto in tutti questi anni la falsa convinzione che comunque avevo tutto sotto controllo.

La casa, il lavoro precario, la peste di 3 anni, la penna sempre in mano, le scarpe nell’armadio. Il compagno illuminato. Scorbutico, ma illuminato, pessimista all’inverosimile, ma dotato di una razionalità con la quale solo Cartesio avrebbe potuto competere. Insomma tutto comunque sotto controllo.

Poi è arrivato l’anno orribile e per tutti è cambiato tutto. Anche per l’uomo illuminato. Un vortice ha spazzato via gli equilibri già poco equilibrati di noi coppia 💑 sui generis.

La filosofia del superuomo lo ha contagiato, investito di un nuovo ruolo nella vita familiare: il padre smart working. Ha deposto i panni del compagno pendolare “cavatela da sola fino alle 20” e si è trasformato nell’uomo “faccio tutto io in questa casa”.

Un superman con mantello stirato dalla madre a caccia di polvere, parzialmente disponibile a fare da supporto nelle incombenze quotidiane di gestione di figlia a carico, ma costantemente preoccupato di far notare il suo contributo fondamentale.

Il protagonista del film cult “l’uomo che faceva tutto lui” sequel meno fortunato di “stasera torno tardi amore”.

Mai amato i sequel