Quando settembre era un inizio

smemoranda2013_16mesi_018Ripenso a quando settembre non era solo l’ultima chance di andare al mare il sabato o di mangiare il gelato  la sera senza rischiare una congestione, l’ultima chance per far prendere aria ai miei piedi nei sandali prima di chiuderli per 8 mesi nel tunnel dei calzini.

Ripenso insomma quando settembre non era solo la fine dell’estate, ma anche l’inizio del nuovo anno, sancito dal mio compleanno una settimana prima del rientro.

Ripenso quando insieme alla tristezza dell’abbronzatura che si sgretola piano piano c’era anche il brivido di tornare a scuola, brivido misto di ansia, paura e adrenalina. Quanto mi manca quell’adrenalina! 

Il primo giorno era come il mio diario, un insieme di pagine vuote che da li a poco avrei  avrei riempito con un’infinità di disegni e scritte quante erano le  penne colorate nel mio astuccio, con i miei resoconti di lunghe e esaltanti serate in discoteca e giornate di shopping compulsivo con le amiche. Io avevo un blog quando non esistevano ancora i blog! E mi facevo selfie quando non esistevano ancora i selfie, con l’unica differenza che a quei tempi Facebook ossia faccia libro era davvero un libro: la mia Smemo.

Rosa, nera a seconda degli anni girava tra i banchi come ora si condividono i link, era piena di dediche come i commenti ad un post ed era tappezzata di mie foto proprio come il mio profilo, solo che prima sprecavo due rullini per farne una decente! Grazie digitale!

Da studentessa classica svogliata mi piaceva giocare con il gerundivo Smemoranda  “cose da dimenticare” riferendomi ovviamente ai compiti e alle interrogazioni, le uniche cose che scrivevo con il lapis per non sciupare il mio capolavoro.

Settembre era davvero un inizio e lo è stato fino all’università, un grosso punto interrogativo sull’anno che sarebbe venuto, dove la curiosità superava sempre la paura

Oggi è il primo giorno di scuola  di moltissimi ragazzi e stamani ho scritto un messaggino a 2/3 che seguo da anni e mentre inserivo faccine sorridenti e in bocca al lupo ho tirato un sospiro misto di ricordi e un po’ d’invidia perché per loro oggi è un inizio, per me invece è semplicemente il 15 settembre.

Aspettate ora che ci ripenso è anche per me un inizio, quello del traffico mattutino. Riaprono le scuole ed ecco che devo partire 30 minuti prima!

 

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A.A.A. Resilienza Vendesi

padelle

R-e-s-i-l-i-e-n-z-a. A parte le difficoltà che provo nello scandire le lettere che la compongono, uno scioglilingua è più divertente, secondo la mia modesta opinione questa  parola è davvero brutta sia nel suono che nel significato.

Oggi tutti ne parlano come se fosse la scoperta psicologica del millennio, seconda solo all’inconscio di Freud. In campo psicologico  viene utilizzata  per esprimere la tenacia necessaria per superare eventi traumatici e anche per “resistere agli urti ” della vita quotidiana. Possiamo annoverare tra questi ultimi anche i poco eleganti “calci nel sedere” e le sonore “porte in faccia”.

Ora, non è che tutti i giorni mi sveglio e me la prendo con  un vocabolo solo per il solo fatto che esiste, ma al mio ennesimo “calcio nel sedere lavorativo” questa volta comunicato gentilmente per e-mail  mi sono sentita risuonare nella testa queste 10 lettere e sulla spalla una pacca più dolorosa che consolatoria. Ho pensato come un automa: sono resistente agli urti, sono resistente agli urti e un secondo dopo mi sono chiesta <<<Ma chi  vuole essere resistente agli urti? Non è che da bambina quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo “resistente agli urti”. Non vado a letto più contenta la sera solo per il fatto di aver ricevuto una  medaglia immaginaria con scritto “resilienza forever“>>. Anche se una tutta dorata e con un fiocchetto aiuterebbe!

Non sono mica nata padella! Non ho un libretto d’istruzioni e una garanzia di 2 anni.

A parte il fatto che visto le condizioni della mia schiena, i lividi giallo-violacei sparsi sulla mia pelle  e la bruciatura nella coscia destra procurata dal ferro-arriccia capelli è palese che non sono affatto immune agli urti, ma secondo me ci dovrebbe essere un limite anche alla capacità di superare i problemi e gli ostacoli. Il limite? Utopistico ovviamente. Che il mondo cominci a girare per il verso giusto e che gli ostacoli finiscano.

E ovviamente domani è un altro giorno e un nuovo inizio

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