Stanza dell’oblio

NON APRITE QUELLA PORTA

Chi non vorrebbe nascondere il ciarpame, il disordine o tutto ciò che non ha una collocazione precisa in un luogo che sia il più possibile lontano dagli occhi e nel mio caso anche da manie improvvise di decluttering?

Un luogo dove perdersi, ma non perdere, un luogo in cui accumulare le cose che non so dove mettere, ma che potrebbero un giorno servirmi. Non si sa mai.
Un luogo dove si ha sempre la certezza di trovare qualcosa, utile o non utile.
Una stanza dell’oblio. Dove ciò che entra scompare per un po’, ma che all’occorrenza potrebbe tornare alla luce.

Un’anonima che vuole rimanere anonima in un pomeriggio anonimo come tanti mi ha narrato della sua stanza dell’oblio, un luogo di casa in cui nessuno può entrare, figuriamoci sostare. Io, gelosa, di tanto spazio privato, ho pensato al mio  misero cassetto del casino, quello dove infilo le cose quando non so cosa farne e che poi velocemente trovano una collocazione più idonea. Perché a riempire un’ ex stanza degli ospiti ci vuole tempo, ma per riempire il mio cassetto, basta poco.
E’ stressante sapere che tutto in casa ha il suo posto e fare di tutto per mantenere questo equilibrio precario. Mi piacerebbe avere un posto in cui posso appoggiare oggetti e pensieri e prendermi tutto il tempo per decidere il loro futuro.

Invece nella mia casa i documenti fiscali stanno in una vecchia valigia vintage di mio nonno, le foto nei raccoglitori divisi per anno, le bustine del thè nella scatola con scritto thè. Scatole, scatoline, ceste di paglia, di vimini per ogni cosa, gioco, accessorio. I vestiti nel mio armadio divisi per colorati e bianchi.
Se solo avessi anche io la mia stanza dell’oblio forse potrei non avere fretta di collocare, potrei prendermi il tempo per pensare. I vestiti dei bambini che non stanno più, i giochi che forse potrebbero ancora essere utilizzati avrebbero un loro limbo, un rito di passaggio che li prepara per il dopo.

Forse basterebbe anche solo una stanza dell’oblio mentale, una sorta di cecità selettiva che ti impedisce di vedere il disordine e ti fa invece vedere altro.

Proprio questa selettività visiva invidio tanto, tanto quanto la stanza dell’oblio. Esattamente la stessa che colpisce un certo genere – maschile – al rientro in casa dopo una giornata di lavoro.


La stessa che gli fa superare ogni ostacolo e distrazione, tra loro e il proprio bagno. Quella è la vera stanza dell’oblio. Da cui riemergono solo dopo ore, rilassati e con il dito puntato sul disordine in casa. Devo provare anche io una volta.

Potrei, ma non voglio

E’ tradizione iniziare un nuovo anno elencando in maniera del tutto casuale dei buoni propositi. Azioni o obiettivi che siano il più sani possibili e che contribuiscano ad eliminare tutto quello che ci fa più male, mentalmente e fisicamente.

Un mio buon elenco potrebbe contenere l’obiettivo di ridurre la caffeina nel mio corpo o quello di aumentare le ore in cui i miei arti compiono dei movimenti volontari e ripetuti – taluni lo chiamano sport. Potrebbe includere l’impegno a prendermi finalmente cura della mia mindfulness rompendo il loop mentale che mi vede spesso pianificare soluzione a problemi che si devono ancora presentare e potrebbe anche annoverare la rinnovata volontà di dedicarmi alla gentilezza nei confronti dei familiari consanguinei e di quelli acquisiti.

Potrei inserire nel mio elenco “GOALS 2026” tutti questi buoni propositi, ma sinceramente non voglio.

Non voglio perché non sarebbero realistici né compatibili – togliermi il caffè non contribuirebbe alla mia mindfulness e alla mia gentilezza.
Per quanto riguarda le ore di sport il verbo più corretto non è aumentare, ma semmai introdurre. Ex Novo.

Non voglio perseguire obiettivi irrealistici e ricalcati su un modello prestampato e socialmente condivisibile tipo le Reginette di Bellezza anni’80 che citavano tra gli obiettivi personali LA PACE NEL MONDO. Meglio un elenco che sia personalmente attuabile.

Cosa Potrei e Vorrei fare per me nel 2026?

GOALS CECILIA 202

E per iniziare bene questo 2026 direi che le pulizie le rimandiamo di una settimana. Vado a farmi una passeggiata con le mie francesine tacco 12.