Femministe si diventa

Jean-Étienne Liotard
La bella cioccolataia, 1745, Dresda

Ricordo benissimo il momento in cui, nella noia delle mattinate scolastiche che si ripetevano uguali – io che facevo finta di prendere appunti mentre invece scrivevo il mio blog antelitteram nella Smemo – uno squarcio di interesse oltrepassò il mio orecchio stanco e destò la mia attenzione al di sopra del punto fisso in cui spesso mi addormentavo.
La protagonista della Mirandolina di Carlo Goldoni è stata la vera e propria figura femminile, dopo Fantaghirò e Lady Oscar, a suscitare in me oltre che ilarità una prima riflessione sulla parità dei sessi. Ciò che per me era normale amministrazione cominciò a prendere forma e ad avere un nome ben definito: pari opportunità.
I miei studi universitari e il mio impegno nel sociale in tutti questi anni hanno avuto origine in quegli anni adolescenziali e ovviamente con colei che mi ha cresciuto a Pane e indipendenza, mia madre E.M.C.F, la donna che per abbreviare il nome conviene usare un acronimo.

Nonostante il fatto che se oggi Matteo mi chiedesse in sposa improvviserei un vestito e un matrimonio in 24h, non dobbiamo dimenticare che se il matrimonio è ora una libera scelta, nel nostro passato non troppo lontano e nel presente di ancora molti paesi per molte donne non è una scelta d’amore, ma uno strumento di controllo o sottomissione.

Spesso mi sento ripetere dalle Piccole Donne che frequento che sognano di farsi mantenere da un marito ricco da grandi. Certo avere una vita piena è stancante, conciliare tutto è una MISSION IMPOSSIBLE in cui nemmeno Tom Cruise riuscirebbe, ma la libertà personale, la libertà di scegliere e di determinare la propria vita per ogni individuo è il miglior auspicio.
Quindi mie Piccole Costolette leggete…


LA LOCANDIERA – C. Goldoni
MIRANDOLINA – Uh, che mai ha detto! L’eccellentissimo signor
Marchese Arsura mi sposerebbe? Eppure, se mi volesse sposare, vi
sarebbe una piccola difficoltà. Io non lo vorrei. Mi piace l’arrosto, e del fumo non so che farne. Se avessi sposati tutti quelli che hanno detto volermi, oh, avrei pure tanti mariti! Quanti arrivano a questa locanda, tutti di me s’innamorano, tutti mi fanno i cascamorti; e tanti e tanti mi esibiscono di sposarmi a dirittura. E questo signor Cavaliere, rustico
come un orso, mi tratta sì bruscamente? Questi è il primo forestiere
capitato alla mia locanda, il quale non abbia avuto piacere di trattare
con me. Non dico che tutti in un salto s’abbiano a innamorare: ma
disprezzarmi così? è una cosa che mi muove la bile terribilmente. É
nemico delle donne? Non le può vedere? Povero pazzo! Non avrà
ancora trovato quella che sappia fare. Ma la troverà. La troverà. E chi
sa che non l’abbia trovata? Con questi per l’appunto mi ci metto di
picca. Quei che mi corrono dietro, presto presto mi annoiano. La
nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio
piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la
mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A
maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo
onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non
m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di
amanti spasimati; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e
conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo
la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura

Tralasciando il fatto che poi alla fine Mirandolina ceda alle conformità dell’epoca e si sposi il cameriere della sua Locanda poco importa, bastano poche parole del 1752 a suscitare nelle menti più giovani qualche riflessione in più, visto che oramai Fantaghirò non è più in onda.

Bonus 2020

Super fungo | Mario Wiki | Fandom
Bonus 2020

Una delle parole più utilizzate in abbinamento a questa fortunatissima annata, targata 2020, è sicuramente la parola BONUS.
Nonostante le mie radici classiche quando pronuncio la parola BONUS non penso alla sua etimologia latina e al suo utilizzo oramai comune nel gergo italiano, ma l’unica cosa che mi viene in mente è quel suono, quasi una droga, che si sentiva quando Mario chiappava le monetine gialle, più ne prendeva e più poteri aveva, fino ad ottenere una vita bonus e poter giocare ancora un turno.

L’altro giorno la mia amica ingegnere mi ha reso partecipe, ovviamente tramite whatsapp – luogo virtuale dove ormai si interfacciano tutti i miei rapporti extrafamiliari – di una sua riflessione. Una delle tante contenute nei messaggi delle 6 del mattino. Non ho ritrovato l’audio, ma più o meno diceva così: se sfanghiamo questo 2020, ci tocca il bonus!!!

Bambine al primo anno di materna con un sistema immunitario ancora da sviluppare, gestione familiare e lavorativa già faticosa in situazioni normali e in annate normali, prospettive future incerte o incertissime, rari momenti di svago, senza dimenticare i soliti problemi che si incollano come una cozza.
Un quadro pre Covid-19 impegnativo, appesantito poi dal Lockdown, dalle restrizioni, dall’isolamento dei mesi di chiusura e dallo smart working che con dei minori in casa è una sfida all’ultimo capello, quelli che rimangono ancora attaccati alla testa dopo giornate eterne. Il mio contratto già precario potrebbe essere inghiottito dal buco nero dell’ennesima crisi, tanto dal 2008 ne stavamo uscendo solo adesso.

Abbiamo respirato aria di libertà nei mesi estivi, buttando fuori tutto quel fiato trattenuto nel periodo in cui i 200 mt erano l’unica meta possibile, ma sorpassato Ferragosto, quella data prevista per la riapertura delle scuole, a ricordare l’inizio dell’autunno risuonava nelle nostre menti come un monito, 14 settembre, 14 settembre. Con un atto di fede tutti abbiamo riniziato, andando avanti invece che indietro non senza dubbi, non senza ansia, con il coraggio di chi non vuole perdere la speranza.

Siamo vicini alla fine di questo 2020, questo lunghissimo anno strano, quasi doppione di quello del precedente secolo, i mesi autunnali e invernali saranno impegnativi, come Mario dovremo saltare ostacoli e scavalcare tartarughe minacciose stando attenti che non ci colpiscano di ritorno, l’obiettivo sono quelle monetine, quell’insieme di piccoli traguardi che cumulati ci fanno vincere ancora un turno.

Chi sfanga quest’anno vince un Bonus, un Bonus Universale, una monetina gigante. Ce lo meritiamo perchè affrontare questo 2020 equivale a trovare il Super Fungo quello che aveva il potere di trasformarci in Super Mario. YES,WE CAN

Il giorno in cui mi sono fatta Bionda

Ho un bell’articolo sulla scuola e sull’ importanza che riveste nella vita di qualsiasi individuo che un giorno voglia essere chiamato cittadino, ma è ancora lì in bozza – vediamo quanto dura questa scuola- in uno stato non pubblicato come il film UNPOSTED sul backstage della Ferragni. Solo che le mie bozze a differenza di tutti i suoi UNPOSTED rimangono bozze, raramente vedono la luce, a differenza dei sui outfit unpublished e del suo retroscena finito direttamente sugli schermi oltre che sui social.

Non è ovviamente questa una critica nei confronti della nota influencer, ma un semplice riflessione sulla diversa considerazione di cosa è veramente NON PUBBLICATO. Ad esempio un mio articolo NON è stato mai PUBBLICATO sulla Repubblica e sul mio amato D inserto del sabato. Qui ho usato correttamente il significato dell’espressione e a differenza della prima frase, vi è palesemente una critica. Non potrei mai criticare la Ferragni dopo che da ieri condividiamo così tanto.

C’è un giorno nella vita di ogni trentenne in cui ti stufi di vedere sempre la stessa faccia allo specchio. Premesso che se la mia faccia fosse rimasta quella dei miei 20 anni forse non mi sarei mai stufata. Idem per il fisico dei 25.
Arriva il giorno in cui tutto l’Universo o le allucinazioni di cui sei vittima ti indicano una nuova strada – quando non trovi la macchina nel parcheggio però tutto tace.
Un’illuminazione improvvisa ti cambia prospettiva, distruggendo tutte le tue certezze indissolubili, un nuovo bivio si prospetta di fronte a te e invece di percorrere la stessa strada rodata, metti la freccia e svolti, verso l’ignoto.
I tuoi dubbi svaniscono e ti fai condurre verso quel mondo fatto di strane macchine, di alluminio e di calore, dove le voci intorno a te si affievoliscono e tutto sembra ovattato.
Due ore dopo la scelta è stata oramai compiuta, non senza momenti di sconforto e molte titubanze, non senza la convinzione che la strada vecchia e rodata, calda e accogliente prima o poi ti ri-accoglierà.

Ieri coraggiosa, dopo questo salto letteralmente nel buio, avrei potuto conquistare il mondo.
Questa mattina, meno spavalda mi sono svegliata e guardandomi allo specchio ho detto: Cxxxo I’m blond!!!

Gli anni più belli

Venerdì tra una pausa pranzo e una pausa pre-cena, menomale che c’è il forno che cucina al posto mio, ho guardato Gli anni più belli, l’ultimo film di Muccino con un cast di tutto rispetto. Provare per credere.
Il film, nonostante i bravissimi attori, non mi ha particolarmente entusiasmato, ma solo per il fatto che mi sembra di averlo già visto e devo ancora capire se è un bene o un male, quando un film ti sembra familiare.

Una storia lunga trent’anni.

– l’adolescenza fatta di passioni forti ed emozioni vissute a pieno, scelte che sembrano eterne, ideali che nel giro di pochi anni si infrangeranno contro la realtà quotidiana neanche fossero onde sugli scogli di qualche spiaggia anonima.

– La fase della maturità o quella che così dovrebbe essere proprio per l’avanzare dell’età, la fase più difficile in cui ti sembra di stare in bilico perenne, tra ieri e il domani perchè l’oggi è un turbinio di obblighi, doveri, impegni e stanchezza che ti hanno fatto allontanare da chi eri un tempo alla ricerca di quel nuovo Io che dovrebbe dare un senso al tutto.

Poi finalmente la fine della corsa, la fase della riflessione, quella in cui appunto smetti di correre, smetti di mentire, smetti di tradirti e capisci improvvisamente cosa è importante, neanche fosse stato aramaico fino al giorno prima.

– La fase della rivelazione, del recupero, quella in cui recuperi il tempo perso dietro all’orgoglio, alle bollette, all’effimero, recuperi il sonno perchè oramai il più è fatto, nel bene o nel male. La fase della consapevolezza dove non ti fa più paura guardare negli occhi la ragazza che eri a 17 anni e i suoi sogni, dove hai compreso le scelte e gli sbagli dell’età di mezzo e hai fatto finalmente luce in quel turbinio buio di eventi che sembravano susseguirsi senza senso.

Quali siano gli anni più belli il film non lo chiarisce, una certa predilezione si percepisce nei confronti dell’età pura, l’adolescenza, verso la freschezza dei volti e dell’amicizia vera, ma niente lascia intendere quale sia davvero la fase più bella.
Gli anni più belli? Forse quelli che stiamo vivendo Hic et Nunc, ricchi di contraddizioni e difficoltà, ma unici e incomprensibili.

Stanotte entro ufficialmente nell’età di mezzo, nell’età in cui Dante vagava nella selva oscura, mi manca il mio IO del passato come mi manca l’aria, mi manca la sua spensieratezza e mi mancano le ore di sonno ancora di più, non ho la lucidità per comprendere a pieno questi anni “pieni” e impegnativi, dove scegliere non è mai veramente un atto libero e incondizionato e dove la razionalità calpesta come un carro armato la passione.

Ufficialmente nella terra di mezzo, in questo strano 2020, la scelta che mi attende è ballare o rimanere in ballo.

In attesa di capire come comportarmi, un augurio verso Me stessa, al cubo, è doveroso.

Buon compleanno a Me, Cecilia dagli occhi pieni di Paillettes che danzi libera in attesa di realizzare i tuoi sogni, auguri a me Cecilia over 50 che guardi il passato con un sorriso e senza più paura danzi nel presente, Auguri a me Cecilia 35enne che per la forza e il coraggio di danzare sotto la pioggia, ti ammiro.

Stand By

Non viaggiare per un anno o forse più. Non ci sto pensando, sono concentrata nella mia routine quotidiana, nel ripetersi di giorni pesanti e più lenti, rinchiusa nel mio quartiere, indaffarata tra la casa e il lavoro smart, mamma a tempo pieno come non sono mai stata.

I miei pensieri non vanno oltre queste poche vie di quasi campagna, gli orizzonti si sono fermati a 200 m o poco più, non riconosco la mia immagine di viaggiatrice nelle foto su Facebook, nell’armadio i miei vestiti da turista sono momentanemante accantonati in un angolo, come a riflettere sul da farsi.

La particolare condizione di fermo di questo particolarissimo periodo mi fa risuonare nella testa una frase o meglio una poesia:

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Ungaretti, Soldati, 1918

In stand By precario come le foglie in autunno, immobili, ma per quanto, prima di compiere il salto? Un giorno, una settimana, un mese, non si sa.
La rappresentazione della precarietà, della fragilità umana, di una consapevolezza che solo con il Viaggio di solito riesco a scacciare, vivendo davvero l’attimo e il presente, bello davvero, quello lento e veloce a seconda delle emozioni e non degli impegni.

Il viaggio che sia vicino o lontano è un’attitudine, è la curiosità perenne, è la scoperta gioiosa e la stanchezza ripagata. Il viaggio, l’attesa del viaggio nel mondo di prima era lo stimolo che mi faceva andare avanti, la luce in fondo al tunnel, il premio a fine corsa. Risparmi di un anno felicemente spesi perchè finalmente con i miei pantaloncini da tedesca, la mia pashmina, i miei sandali di pelle colorati e le mie righe da marinaretta mi riconnettevo con me stessa, con la mia vera natura, con il mio occhio vivace e curioso, con le mie gambe da camminatrice, con la bellezza di questo mondo.

L’unico viaggio che compirò quest’anno sarà introspettivo, sarà un viaggio nei volti che già conosco, alla riscoperta di oggetti di casa dimenticati, e di desideri repressi.

Prendo una pausa, prendiamo una pausa, ma torno, torniamo. Dai 200 m a piedi ai 2000 km in macchina è un attimo, speriamo!

L’amore è come un Bonsai

Non finirò mai di ringraziare Wikipedia per rispondere da anni ad ogni mio dubbio e domanda esistenziale e per giustificare, in questo caso, un dono d’amore incompreso.

Bonsai
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

I bonsai (盆栽? lett. “piantato in vaso piatto”[1]) sono alberi in miniatura, che vengono mantenuti intenzionalmente nani, anche per molti anni, tramite potatura e riduzione delle radici[2]. Con questa particolare tecnica di coltivazione si indirizza la pianta, durante il processo di crescita, ad assumere le forme e dimensioni volute, anche con l’utilizzo di fili metallici guida, pur rispettandone completamente l’equilibrio vegetativo e funzionale.

Il 29 aprile di 7 anni orsono, in perfetta coerenza con la mia natura pigra e tirchia, ho regalato per il primo anniversario con il mio Puccio una piantina con un bellissimo vaso dal sapore orientale. A dire il vero mi piaceva il vaso, la piantina era del tutto superflua.
Un regalo, pensavo, poca spesa e tanta resa e invece come accade spesso con il mio compagno quello che penso io non è mai indice di quello che penserà lui, anzi spesso è l’esatto contrario. Quindi come il 99% dei regali che gli ho fatto in 8 anni anche questo fu accolto con un tiepido sorriso condito da un punto interrogativo. Nel biglietto, in fase creatrice di contenuti pubblicitari, avevo scritto che la piantina che avevo scelto eravamo NOI e che sarebbe cresciuta proprio come il nostro amore.

Come eravamo

Convinta di aver fatto un regalo originale gli avevo sorriso sorniona e aggiunto a quanto già detto nel biglietto << Vuoi mettere una banale cena fuori? Ti ho regalato la pianta del nostro amore>>

La risposta di Lui, inequivocabile. << Cecilia non crescerà. E’ un bonsai>>

La mia totale ignoranza in materia botanica e la totale distrazione che mi contraddistingue non mi aveva fatto considerare che quella piantina in quel bel vaso fosse un Bonsai, ma dopotutto era il gesto quello che contava, il pensiero dietro il regalo, il vero regalo. Insomma il regalo era il vaso.

Dopo un anno di non curanza di LUI e le cure di mia suocera, demandata da Puccio ad annaffiare il nostro amore, ho preso in affido il vaso e la pianta, prima che si seccasse definitivamente

Qualche anno fa il bel vaso orientale si è rotto e non l’ho aggiustato, i cocci rotti l’ho buttati. Ho provato a seguire l’arte del Kintsugi giapponese di riparare le ceramiche rotte con l’oro, utilizzando invece la magica attack, ma il risultato penoso.
Volato il vaso, è rimasto solo il Bonsai, vivo e vegeto, con le sue foglie verdi, ed è cresciuto 10 cm in 7 anni.

Come siamo

Diffidente che non era altro, glielo avevo detto che sarebbe cresciuto come il nostro amore.

Dopotutto cos’è l’amore se non un pianta che cresce piano piano se annaffiata regolarmente, fatta un po’ arieggiare e riposare per raggiungere l’equilibrio vegetativo e funzionale?

Buon anniversario Puccio

Breve poesia

Non amo molto la poesia, faccio solo qualche eccezione per Ungaretti e Pascoli. La poesia per me è come mangiare il pollo arrosto con le posate, un artificio molto elegante, ma che dopo cinque minuti mi stanca.

Sono una persona da prosa, da lunghe frasi e da narrazione.

Non amo i suoni onomatopeici, le figure retoriche, le regole metriche, la divisione in strofe, i versi classificati per sillabe, la parafrasi. Ellisse, iperbole, sinalefe, allitterazione, sineddoche, dialefe, i miei peggiori incubi adolescenziali, al solo udire la parola esametro giambico mi viene l’orticaria.

La vera poesia, immensa nella sua grandezza l’ho ascoltata e assaporata poco più che ventenne.

Ciaccia coi ciccioli.

Ciaccia coi ciccioli.

Ciaccia coi ciccioli

Ciaccia coi ciccioli.

Ciaccia coi ciccioli

La mamma longobarda mi aveva tenuto lontana dalle tradizione toscane fino che ha potuto. Ma così, all’improvviso come spesso accadono le cose più belle, una Pasquetta di qualche anno fa mi sono contemporaneamente ricreduta sulla poesia e sulle tradizioni toscane.

Esiste poesia più bella e buona di questa? Allitterazione compresa

Ho scoperto i muscoli

L’anno scorso in questo periodo ho fatto il mio primo e ultimo allenamento di corsa, accompagnata da un’amica e armata di ottimi propositi che come sempre si sono trasformati il giorno dopo in un rinvio a settembre e poi nell’oblio più profondo.

Foto Tania Barbagli alias @Bia

Non so nemmeno a che giorno di quarantena siamo e stretta nella morsa dell 4 mura con accesso illimtato al frigo mi sono trovata di fronte a un bivio. A destra il divano, comunque impraticabile con una minore di 3 anni in casa e, a sinistra una smart tv su cui avrei potuto proiettare film strappalacrime e invece mi trovo spesso costretta ad osservare gente sudata che allena muscoli di cui sono incapace di pronunciare il nome figuriamoci di allenare.

Complice la chiusura delle palestre che ha obbligato il mio compagno ad allenarsi a casa tutti i giorni davanti ai miei occhi, probabilmente convinto di essere candidato al prossimo Rocky, e che ha scoperto un orrile pratica sportiva chiamata Calistenia, che di carino ha solo l’etimologia greca, mi sono trovata a compiere piccolissime sessioni di allenamento quotidiane, la mattina alle 6 dopo che il mio primo tentativo è stato accompagnato dalle risa fragorose di Rocky VIII. Mi sono rifatta ampiamente delle risate quando LUI ha scaricato un tutorial per allenare i muscoli facciali.

Tornando a me, accantonato lo Yoga molti anni addietro come una serie infinita di altre discipline e sport, questa volta sono andata diritta al sodo della situazione, in tutti i sensi, puntando diritta alla meta più importante: il sedere che, attirato da anni verso il suolo da forze fisiche difficili da contrastare, sta ora spiccando il volo verso vette prima sconosciute.
You tube ora non mi suggerisce più solo canzoncine mielose per bambini, ma programmi intensivi per tonificare, allenare, ritrovare muscoli dimenticati. Per una sua perversione intrinseca mi suggerisce anche tante ricette di dolci al cioccolato…

Al momento dopo una settimana di quasi allenamento quotidiano di dieci minuti ho scoperto di avere dei glutei, quei muscoli che solitamente agitavo solo in discoteca sul ritmo di qualche canzone Dance e che ora seduta sulla sedia della mia isola in smart working mi fanno leggermente male, degli addominali ancora nessuna avvisaglia, giacciono assopiti sotto uno strato di pelle morbida e candida, ma dal momento che questa quarantena non finirà presto, potrebbero ricomparire pure loro dal letargo.

Non sono sicura che conserverò la mia attuale costanza anche in futuro, forse non scoprirò mai come sarà il mio corpo veramente tonico, ma senza dubbio بدون شك alla prossima sessione di esercizi di coppia resisterò qualche minuto in più, prima di svenire sul tappeto.

L’età dell’innocenza

In questi giorni di clausura forzata ho trovato il tempo per osservare la Mini me in azione. Un terremoto canterino e logorroico, con degli sprazzi di follia.

A te che abbracci gli alberi
A te che abbracci gli alberi

Il sole caldo e primaverile la settimana scorsa ci ha concesso anche piacevoli momenti all’aperto nella nostra piccola resede, tra le piante di rosmarino e i vestiti che si asciugavano al sole.

Tra un pic nic improvvisato con i pupazzi e un ciaf ciaf molto avventato nell’acqua l’ho vista disquisire amabilmente con una formica.

Il suo primo istinto in realtà era stato quello di schiacciarla con un piattino, troppo abituata al fatto che noi adulti trattiamo gli insetti come nemici da eliminare.

Nello spiegargli che gli esseri viventi vanno tutti rispettati, mi sono ricordata di quando da bambina correvo fuori da casa con una sottiletta in mano a pezzettini per poter dare ad ogni formica la sua piccola razione di cibo.

Un enorme nostalgia per la mia età dell’innocenza, per il mio amore incondizionato per la natura e la libertà, per la mia gioia nel vedere le formiche andar via con gli spaghettini e le sottilette.

La sua età dell’innocenza è ora e ora va attizzata, convincendola che le formiche capiscono le sue parole e che sono davvero tanto ghiotte di sottiletta.

Io sono la mamma, lei mi crede ciecamente, sa che le dico sempre la verità, la verità di credere che possiamo conversare con la natura che ci circonda, che possiamo condividere con lei la nostra esistenza senza prevaricare, che l’età dell’innocenza la possiamo prolungare e nel mio caso ritrovare.

Cercasi Penelope disperatamente

Alla soglia degli otto anni insieme il mio amato fidanzato/compagno, dopo l’ennesima litigata sulle pulizie casalinghe, mi ha confessato che le qualità davvero importanti in una donna le ha comprese solo con il tempo e la convivenza. Me l’ha detto un giorno davanti alla lavatrice che girava e per sua fortuna mentre avevo in braccio nostra figlia.
In cucina a mani libere gli avrei lanciato qualcosa di appuntito.

Otto anni fa si è innamorato erroneamente di una donna creativa, sarcastica e totalmente incapace di svolgere attività sportive e domestiche. Si è innamorato di una donna che con lui condivideva non solo il percorso scolastico da Alfierina, ma anche la passione per la storia, i viaggi, il cinema e una visione molto simile del mondo e della vita. Otto anni dopo mi chiede di passare meglio l’aspirapolvere e di imparare le tecniche di stiraggio, l’arte del lavare i piatti e il know how di tutti i piani di lavaggio di una lavatrice. Non mi basterebbero 20 anni per colmare queste lacune.

Poca roba le nostre affinità in confronto al saper maneggiare il ferro da stiro, utensile che mi rifiuto di utilizzare da tempo immemore e che ammetto fieramente di odiare. Superflua la condivisione di una vita fatta di battute caustiche e politicamente scorrette, di una figlia Furiosa e di un’idolatria verso la nostra isola di granito grgio, se non lavo i piatti come sua madre non sono la donna perfetta.

Io devo dire sono stata molto più lungimirante nelle mie scelte e mi guardo bene dall’ammetterglielo.

Ho scelto un uomo che cucina meglio di un ristorante e che spesso lava pure i piatti. Ho scelto un uomo che spolvera minuziosamente e da il cencio per terra come se non ci fosse un domani. Ho scelto un uomo che mi sa elencare le percentuali dei diversi tessuti in ogni abito e il tipo di lavaggio indicato. Ho scelto un uomo, magia delle magie, che sa leggere e capire i simboli sulle etichette dei vestiti.

Nei primi 3 anni insieme pre-convivenza ho osservato e apprezzato le sue doti intellettuali quanto quelle culinarie, le amabili conversazioni a tavola su argomenti disparati e la sua capacità di pulire tutto dopo aver bevuto e mangiato, il suo amore per il divano e il fatto che non russasse.
Per la regola che non si compra mai qualcosa a scatola chiusa.

Io ho trovato davvero Ulisse, l’uomo multiforme, lui si aspettava una Penelope adorante che tesseva chiusa in casa in sua assenza, di Penelope forse ho solo la lungimiranza e lo sguardo fisso sul mare greco.