Peter Pan 2.0

peter panL’allungamento dell’aspettativa media della vita alla nascita è oramai un trend consolidato da decenni e nelle statistiche le donne hanno una speranza di vita maggiore rispetto agli uomini. Siamo sempre un passo avanti! Questo nuovo scenario ha portato negli anni ad una rivalutazione dell’età anagrafica e di quella che viene definita mezza età rispetto ai canoni stabiliti da Dante nel 1200 quando nel mezzo del cammino della sua vita, 35 anni, si ritrovò nella selva oscura, l’ inferno della maturità maschile, ché la diritta via era smarrita, oramai la giovinezza era finita!

Oggi la consuetudine stabilisce che i 50 anni sono i nuovi 40, i 40 i nuovi 30 e i 30 sono la piena adolescenza. Questo soprattutto per il genere maschile perché noi, appartenenti al genere femminile, abbiamo mentalmente 30 anni anche a 18 e quando non sembra così è perché ci sforziamo di essere fresche e leggere anche se nel frattempo la nostra testa compie iperboli invisibili, il tutto mentre indossiamo un paio di scarpe strette.
Peter Pan insomma non è mai stato così anagraficamente vecchio come in questo preciso periodo storico, 35 anni suonati e ancora crede nell’Isola che non c’è, scappa da Capitan Uncino e fa arrabbiare Trilly e Wendy con le sue idee strampalate.
Le Wendy postmoderne devono quindi assistere quotidianamente all’utilizzo di tinte per capelli only man, BB cream per uomo, all’acquisto di abbigliamento sportivo casual anni ’90 di chi già negli anni ’90 aveva l’età per la patente, ai concerti fino a tarda notte di gruppi anni’90 ovvio, e ai weekend a Riccione con il gruppo al completo dei Bambini Sperduti… con successivo ritorno a casa con mal di schiena e bronchite.
Ma per quanto Peter Pan strappi i pantaloni, finga di volare con una nuova chioma e si atteggi a viveur con la sigaretta in mano dopo 10 anni che aveva appeso il pacchetto al chiodo, l’over 35 lo riconosci sempre.

Da tre semplici peculiarità:

– È quello che non riesce a smettere di allacciare le scarpe con il laccio e forma di coda di coniglio nonostante gli spieghi come nasconderli dentro le scarpe
– E’ quello non ti risponde Shish per azzittarti, ma utilizza la tradizionale tecnica dello sguardo a pesce lesso attraverso il quale puoi vedere i neuroni giocare a calcio
– E’ quello che ha bisogno di un manuale per fare lo screenshot di una pagina nello smartphone, ma se gli chiedi di masterizzarti un cd gli si illuminano gli occhi

Adesso potete riconoscere anche voi il Peter Pan 2.0

Ogni riferimento a persone o fatti realmente esistenti è puramente casuale

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Paurosi si nasce, Coraggiosi si diventa

003C’è  chi nasce  con l’audacia già  insita nel Dna, impavido inizia a camminare a soli 9 mesi, sfida la forza di gravità del pannolone, si alza sulle sue gambine cicciottelle e inizia a scoprire il mondo intorno a lui. C’è  chi invece, riflessivo per non dire pauroso, fin dalla nascita preferisce scoprire il mondo comodamente seduto a terra, al sicuro da probabili e rovinose cadute.

Ovviamente io faccio parte del secondo gruppo; se fin dalla più tenera età, infatti, le parole non mi sono mai mancate, il gattonare e il camminare sono state pratiche impensabili fino a 18 mesi compiuti.

Sono nata fifona, a mio agio con un libro e la tv sintonizzata sui cartoni 24h/24h, ma con un’avversione cronica a qualsiasi sport e gioco avventuroso. Ero l’unica bambina che a ginnastica rimbalzava sul tappeto elastico e tornava a casa piena di lividi, l’unica bambina che al Lunapark passava le ore al banchino della pesca a tirare su i cigni rosa con il retino terrorizzata dalle giostre. Paurosa e avida di premi.
Nell’adolescenza non sono cambiata di una virgola: niente motorino, niente macchina, unico mezzo di trasporto i miei piedi che in un eccesso di coraggio costringevo a salire su zeppe di 10 cm il sabato sera. Unico brivido d’avventura? Fare chiodo a scuola.
A 17 anni la mia migliore amica mi costrinse a salire sulle montagne russe per bambini alla Fiera dei Morti a Perugia: lei urlava e rideva, io urlavo e piangevo. Una debacle sociale!

A 18 anni compiuti la patente non era la mia priorità e, visto la mia poca attitudine con i mezzi di trasporto, ero caldamente sostenuta dalle mie amiche nell’astensione alla guida.

Insomma potevo vivere ancora così per anni, nella mia bolla a leccarmi le ferite, lasciando che le mie paure mi impedissero di vivere la vita indipendente e attiva che mi ero prefissata: non prendendo mai un aereo, non imparando a guidare, non parlando mai in pubblico per il terror001e di diventare rossa come un peperone, non sfidandomi mai!

Ma come quella mattina di 30 anni fa quando mi dimenticai della paura e attraversai il salotto per consegnare delle noci a mia madre, un giorno, il desiderio di vedere il mondo oltre dove mi avrebbe potuto portare un traghetto ha prevalso sulla paura e ho volato, dopo una serie infinita di lezioni di scuola guida ho preso la patente e sono diventata il terrore delle strade e, questo martedì  mi sono spinta fino a Bologna per sostenere un concorso che sicuramente non vincerò, ma che anche per questa volta mi ha fatto abbattere una delle mie peggiori paure. I camion in autostrada!

Il trucco per vivere, quindi, non è smettere di avere paura, ma trovare il coraggio per sfidare la gravità, pannolone permettendo!

Ogni volta che cucino un cuoco perde il mestolo e a un fidanzato casca il telecomando

Ogni volta che qualcuno dice a voce alta Io non credo alle fate, c’è una fatina che da qualche parte cade a terra morta. Ogni volta che io dico Io so cucinare a un cuoco stellato gli cade il mestolo di mano.

Nonostante le ripetizioni private offerte da fidanzato Chef e i tutorial da casalinga perfetta il gene della cuoca, come quello della donna serafica, è risultato assente anche alle ultime analisi del sangue. Così come un pesce non può imparare ad arrampicarsi su un albero io non posso imparare a orchestrarmi con destrezza tra l’isola grigia della mia cucina e i fornelli senza combinare qualche maledetto danno.

Solo a poche persone è stato donato il talento per preparare una torta con la panna montata senza la panna montata! Mi sembra di sentire ancora  la mia combriccola di amiche  sghignazzare davanti alla mia torta “alla panna liquida”, quando un sabato sera di qualche anno fa, dopo due ore di sbattimento e una probabile tendinite, gettai la spugna accusando il frullino di ammutinamento! L’immagine di un tortellino stampata sulla confezione della panna forse doveva farmi riflettere sul fatto che avevo comprato la panna da cucina e non quella per dolci! http://blog.libero.it/Mentapeperita/9878072.html

Inutili con me i libri di cucina, i timer di ogni forma e colore, le pentole antiaderenti di pietra lavica e gli elettrodomestici di ultima  generazione: dopo aver fuso le manopole del gas della cucina,  lasciato una padella dentro il forno acceso perché di solito lo uso come ripostiglio, la mia cucina è perennemente sotto scacco di una qualsiasi macchinetta del caffè pronta a scoppiare come una bomba ad orologeria.

Fusione manopole FATTO

Giuro, giuro non è  colpa mia se i piatti si rompono a una media di 2 a settimana, se il flacone del profumo mi è  cascato preciso sul lavello fatto su misura sbeccandolo inesorabilmente, se mi dimentico di chiudere i tappi delle bottiglie, se lascio il latte sul fuoco fino a che non si brucia il pentolino, se adoro cucinare le cipolle pur sapendo di abitare in un loft senza porte…tutto questo  è solo  colpa del Multitasking femminile!!!

E chi è capace di fare una cosa sola per volta?

Diciamocelo mentre una donna aspetta che l’acqua bolla sul fuoco intanto passa l’aspirapolvere, spunta mentalmente la lista della spesa, focalizza cosa indossare per la serata del venerdì, organizza la settimana, parla al telefono con l’amica, guarda Netflix con la coda dell’occhio e fa allungamenti con le gambe. Ah dimenticavo, finge di ascoltare le lamentele del fidanzato che, comodamente seduto sul divano, aspetta l’attimo prima che l’acqua fuoriesca dalla pentola per alzarsi e in perfetto effetto slow motion con la colonna sonora di Rocky Balboa di sottofondo riesce a spengere il fuoco! Alleluia, grazie amore la casa è salva!

Ugly Betty mi ha prestato il vestito

wp-1488294878078.jpgTi svegli una mattina, la mattina dell’ultimo di Carnevale per l’appunto, ti guardi nel tuo specchio di vimini che hai personalmente riverniciato di bianco in un atto di riciclo estremo e tirchieria e vedi riflessa una sagoma sfocata con i capelli arruffati. Metti gli occhiali per vederti meglio e luce fu.  Sorridi. Sorridi perché il caffè è appena entrato  in circolo e soprattutto sorridi perché ancora non hai visto che fuori c’è un tempo da lupi e tu hai ovviamente  lasciato l’ombrello in macchina. Sorridi perché sai che se sorridi il mondo ti sorriderà. Allarghi le labbra, contrai i muscoli facciali, gli occhi si allungano come quelli di una cinesina, le zampe di gallina si palesano e ed eccolo lì sotto il sorriso… lo scintillio, il bling bling direttamente sui tuoi denti… l’apparecchio dentale.

Vai a letto la sera atteggiandosi da Andrea Sachs del Diavolo veste Prada scompigliandoti la frangetta, appoggiando la  borsa di Prada sul divano e resistendo alla forza di gravità scendendo dai tacchi e ti svegli la mattina dopo dando il buongiorno a Ugly Betty pantofolata. Per di più un’ Ugly Betty storta, visto che lo specchio è leggermente rialzato a destra. 

Oltre che miope ho un’avversione per la  simmetria.

Meglio guardare il lato positivo della giornata, stasera non avrò difficoltà a trovare un vestito per la festa di Carnevale e forse dopo anni di misunderstanding si capirà finalmente da cosa mi sono travestita. L’abito non fa il monaco, ma l’apparecchio, gli occhiali e la frangetta fanno Ugly Betty

Uno su cento ce la fa

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Quando da piccola mi dicevano che gli esami nella vita non sarebbero mai finiti credevo, me tapina e ingenua, fosse solo un modo sadico per terrorizzare una bambina ansiosa che davanti a sé aveva ancora da superare in ordine l’esame di quinta elementare, l’esame di licenza media inferiore, superiore e  una marea di esami universitari. Il dottorato per fortuna era opzionabile!
Con la stessa saggezza, invece, con cui si prevede pioggia con il cielo a pecorelle e la primavera all’arrivo di una rondine quell’avvertimento funesto era decisamente azzeccato.

Mentre le previsioni meteo  non indovinano mai che tempo farà domani, i maledetti proverbi popolari non sbagliano mai un colpo! Siamo i  pronipoti dell’ homo sapiens sapiens e l’aggettivo Smart oramai lo scriviamo anche nell’etichetta dei pantaloni, ma certe volte ci dimentichiamo, impegnati a controllare l’app meteo nel cellulare,  di alzare semplicemente gli occhi al cielo e mettere un ombrello in borsa per sicurezza. Smart-issimi!

La morte di Elvis e la storia degli esami infiniti non si sono rivelate con gli anni delle bufale, infatti nonostante il tempo che passa e che tento invano di nascondere comprando spray anti capelli bianchi e portando con spavalderia una frangetta da sbarbina Elvis non è riapparso e i libri che mi  aspettano pazienti in macchina sono sempre tanti e variegati.

Non ho ancora provato a tentare la strada dell’ingegneria meccanica o aerospaziale, ma le branche del diritto, le discipline delle scienze sociali e i manuali di storia da 2 kg celo celo celo, come le figurine, mima mima invece come sempre il tempo per leggerli.

Che poi gli esami siano miei, concorsi pubblici con la stessa probabilità di trovare due  Turista per sempre nel Gratta e Vinci da 5 euro, o dei miei allievi poco importa, sempre io devo leggerli.

La mia Toyota violetto metallizzato in perenne attesa di essere rottamata ha certe volte la sembianza di una biblioteca dismessa. Manca il chiacchiericcio di sottofondo e l’arsenale di penne colorate e la mia carriera scolastica è di nuovo li sotto i miei occhi e… orecchie.

Nelle prossime settimane in programma due esami del sangue e la preparazione per la preselezione di assistente giudiziario dove 800 superfortunati e superpreparati  troveranno in fondo al tunnel un lavoro a tempo indeterminato in qualche posto dimenticato dai raccomandati. Le richieste sono più di 300.000..uno su 400 forse ce la farà?

Random di pensieri:

Io oramai provo, dopotutto lo sport è importante nella vita.

Magari ritentando sarò più fortunata, comprando  il Gratta e Vinci Sfida Doppia!

Che macchina avranno  i futuri 800?   Una piccola Biblioteca d’Alessandria su 4 ruote?

 

L’impaziente inglese

ralph fiennes.jpgChi non è cresciuto letteralmente sbavando, scusate il francesismo, sulla capigliatura rasata e sui tratti raffinati di Ralph Fiennes nel Paziente Inglese di Minghella? L’atmosfera vintage, il deserto aspro e allo stesso tempo romantico, una storia di passione e adulterio  resa ancora più emozionante dalla guerra incombente che unisce e divide nazioni e persone.

Ho provato a leggere il libro da cui il film è  tratto, ma il risultato non è stato ugualmente coinvolgente. Cosa mancava?  Ralph Fiennes ovvio e i suoi occhi color ghiaccio.

Ci sono film che superano in fascino i libri che li hanno ispirati, il grande schermo si trasforma in questi casi in un grande libro dove le pagine e le parole prendono vita.

I puristi della lettura in questo momento mi staranno probabilmente lanciando  un anatema o pungolando con degli spilli una  bambolina di pezza con la mia faccia disegnata sopra, ma secondo me il legame tra film e libri non è  sempre a senso unico e certe volte ai secondi preferisco i primi

Chi legge un libro si costruisce un’immagine precisa dei personaggi, il loro aspetto fisico, il loro modo di muoversi e vestirsi basandosi sull’incontro tra le parole  dell’autore e la propria fantasia e quando questa immagine non trova rispecchiamento nel film si crea una rottura. Si rompe l’incanto dell’immaginazione.

Quello che è successo  quando dopo 5 anni di Liceo Classico e centinaia di ore di traduzione dell’Iliade ho visto  Troy  al cinema. Una visione inattesa. Sorvolando  sulla rielaborazione fantasiosa del testo omerico, la scelta degli attori era…come dire…appropriata!  Probabilmente se mi fossi immaginata Brad Pitt in Achille e Orlando Bloom nel ruolo di Paride le mie interrogazioni avrebbero avuto tutto un altro pathos e non il solito Kalos kai Agatos senza significato. Entrambi molto Kaloi comunque. Anche Ettore faceva il suo figurone!

Sono sempre stata un’impaziente lettrice e una cineasta vorace. Amo affezionarmi ai personaggi che leggo,  mi immedesimo e quando il libro finisce  è come dire addio a un amico caro. Ecco perché spesso  guardo il film ancora prima di aver letto il libro.  Quando ho letto La Casa degli Spiriti della Allende l’eterea Clara aveva già il viso candido di Merly  Streep, Rossella di Via col Vento  l’epico sopracciglio alzato di Vivien Leigh e Florentino Ariza del L’Amore al tempo del Colera l’espressione dolce di Javier Bardem. Cosi come il conte László Almásy  non potrebbe aver altro volto di Ralph Fiennes.

Quindi chiudete i vari Cinquanta sfumature  di rosso, grigio, nero e arcobaleno  che state leggendo voracemente in attesa di guardare il film al cinema, in certi casi non conviene essere impazienti, meglio rimanere ignoranti!

Keep calm it’s the pink Friday

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La sinestesia secondo un sedicenne.

In una delle mie ultime sessioni  pomeridiane d’italiano combattevo il sonno provando a fare esempi di sinestesia, figura retorica che prevede l’accostamento di due parole appartenenti a due piani sensoriali diversi ( colore squillantec, parole caldesilenzio verde) a uno dei miei allievi.
Argomento che trovavo noioso a 15 anni e trovo ancora più noioso oggi a 30. E mentre la mia mente sbirciava tra le pagine del libro in cerca d’ispirazione e cercando di evitare la figura retorica successiva,  la famigerata Ipallage, il mio alunno 16enne, colto da improvviso interesse sinestetico, mi espone la sua particolare teoria sui colori della settimana.

<< I giorni della settimana per me hanno un colore >> Di fronte a tale guizzo di fantasia e felice di rimandare la spiegazione delle figure retoriche successive chiudo il libro d’ italiano e intavoliamo una discussione decisamente colorata. Mi elenca tutti i 7 giorni della settimana e accosta a ciascuno di essi il colore che per lui esprimono. Il mercoledì si colora di arancione, il lunedì di nero e il sabato di rosso. E pensare che io conoscevo solo il giovedì nero della borsa del 1929!

Qualche giorno fa in coda nell’ennesimo ufficio pubblico ammazzavo il tempo scorrendo le foto dei Vip su Instagram. Ognuno ha i suoi passatempi futili!

E, tra la foto del fondoschiena della Kardashian e quella di un Cupcake viola, mi sono imbattuta nella foto della “fashion blogger world Influencer” di turno con addosso un maglione colorato con scritto MONDAY!  E magia delle magie era davvero lunedì.

Una luce negli occhi mi si è accesa e non era di certo il display mezzo addormentato davanti a me, avevo ancora 2356 persone in trepidante attesa.

Mi ero lasciata scappare l’affare del secolo, quel geniaccio del mio alunno aveva avuto un’ottima intuizione e io come sempre me la sono lasciata sfuggire.

Alberta Ferretti con la sua linea “The Rainbow Week”  ha assegnato un golf a ogni giorno della settimana. Della serie “Un golf al giorno toglie lo stress stilistico di torno” e aumenta le lavatrici di giorno!

La fine del dilemma mattutino, pomeridiano e serale del cosa mi metto oggi. La new entry perfetta nell’armadio pieno di pantaloni con risvoltini e magline extralarge delle sbarbine. La soluzione alla mancanza del calendario in casa.  Addio Frate Indovino benvenuto golf da centinaia di euro.

Dopo il Blue Monday, il Black Friday, qualche martedì decisamente Brown adesso ogni giorno ha il suo colore e un golf che ce lo ricorda. Mi immagino la bellezza di aprire l’armadio il lunedì mattina e indossare il golf Monday, “il golf che ti fa sentire ancora più depressa che il fine settimana è finito”.

Stasera è venerdì e pensavo di scrivere su una maglina bianca con un pennarello lavabile Keep Calm It’s Pink Friday. Per me il venerdì ha il sapore del rosa. Ecco ho fatto una SINESTESIA.