Io non ho comprato una casa, ho comprato un tetto. Dal piano terra del mio loft grigio sono oramai cinque anni che sono stata catapultata al sesto piano del mio tetto di cemento. Cinque anni vissuti e spesi intensamente. Il secondo participio non è scelto a caso. Su quelle mattonelle di gres ci ho versato più lacrime salate che champagne secco.
Pentita? No
Ieri sera su quel tetto rovente ho ballato a piedi nudi insieme al mio piccolo Leone.
Una colonna sonora varia e bizzarra con gli alberi che ci facevano da cornice e il nostro immancabile vento che quando abiti così in alto diventa quasi un coinquilino.
E a piedi nudi con l’orizzonte cosi vasto davanti a me e le gambine secche del terremoto di tre anni che ondeggiavano, ho pensato che anche se soffro di vertigini e il solo angolo di erba è sintetico, ballare a piedi nudi è liberatorio ovunque, anche sul tetto.
Basta solo togliersi le scarpe e mettere una bella canzone.

