Potrebbe essere il titolo di un nuovo corso di formazione, un ciclo di 5 appuntamenti in e-learning per raggiungere finalmente l’ambitissimo titolo di Terrapiattista, il sostenitore accanito della piattezza della terra.Ognuno è giustamente libero di credere in ciò che vuole e di pensare che siamo tutti vittime di una manipolazione a 360 ° tanto per reiterare il concetto, ma la notizia dei 4 ambasciatori di tale credo che a Pavia hanno bloccato per un’ora un treno perché non volevano pagare il biglietto in quanto immuni dalle leggi di un mondo tondo in cui non credono, mi fa riconsiderare le teorie di Darwin sull’ evoluzione della nostra specie. Non è che stiamo tornando indietro?Cari Terrapiattisti anche se la terra quando ci poggiamo sopra i piedi sembra essere piatta vi comunico che l’unica certezza, oltre la piattezza di qualche encefalogramma, è il ritardo del servizio ferroviario anche senza il vostro aiuto.Comunque la prossima volta che mi capita di salire in treno dimenticandomi di acquistare il biglietto mi appellero’anche io al vostro credo. Chapeau
Categoria: Senza categoria
Nel paradiso dei pelapatate

Ci sono misteri che nell’ universo non possono essere risolti. Ci sono eventi che non possono essere spiegati razionalmente. Bisogna solo accettarne l’intrinseca eccezionalità.
Nella mia vita raramente ho lasciato che il fato decidesse per me e faccio fatica a credere a qualcosa che non possa essere spiegato scientificamente.
Ultimamente ho dovuto però cedere all’evidenza che non tutto possa essere controllato.
Negli ultimi due anni la mia cucina ha inghiottito qualcosa come 10 pelapatate, l’utensile con la lama al centro che avrebbe fatto risparmiare a generazioni di militari e cuochi le ore con il coltello in mano passate a sbucciare verdure.
Ne ho acquistati tantissimi, colorati, professionali, super taglienti, ma tutti chi prima e chi dopo si sono dissolti in una nube misteriosa.
Il mio compagno che non aspetta che questi episodi per ribadire la mia distrazione innata oramai ha perso ogni speranza di ritrovarne uno.
Le possibilità suggerite sono molteplici: la lavastoviglie ingorda che li risucchia nello scarico, un buco nero nel mio cassetto degli accessori da cucina o l’ opzione più plausibile ossia che la sottoscritta nella frenesia di cucinare veloce qualcosa di commestibile li getta nel secchio con le verdure.
Oramai in casa abbiamo accettato che c’è un luogo misterioso dove vanno tutti gli oggetti dimenticati, persi e abbandonati. Nel Paradiso dei pelapatate
Equilibrio

Sono cascata dalle scale come una pera cotta, sono inciampata e ruotando di 180 gradi su me stessa ho fatto tutte le scale in discesa sulle ginocchia.
Mi sono ritrovata a terra con la testa rivolta verso l’alto e la vicina di casa scioccata che stava per chiamare l’ambulanza.
Dopo un minuto di dolore lancinante ho capito chi fossi e a che latitudine mi trovassi. Claudicante e incosciente mi sono alzata e me ne sono tornata mesta a casa, sempre sotto lo sguardo scioccato e spaventato della vicina.
Nelle ore successive ho zoppicato, mugolato e sono diventata una cosa sola con il ghiaccio spray fino a che non l’ho finito.
La cosa buffa è che non ricordo assolutamente il mentre, il volo, chiamiamola caduta, discesa vorticosa, ma solo l’atterraggio.
Ho capito la dinamica solamente analizzando i miei punti doloranti, le ginocchia già martoriate da anni di bicicletta senza rotine e da tacchi troppo alti.
Ci potrebbe essere un recondito significato filosofico in tutto questo, un insegnamento, un’illuminazione che la mia vita sta precipitando o che non è il viaggio ciò che davvero conta nella vita, ma la meta. Nel mio caso finire “grinza” su un pavimento ghiacciato.
Potrebbe essere un monito per ricordarmi che dopo ogni caduta bisogna sempre rialzarsi, guarire dalle ferite e ricominciare a camminare…
Ma da cinica, scettica quale sono ho tratto solo una conclusione da questa determinante esperienza: la mia mancanza di equilibrio, di tono muscolare oltre alla mia natura intrinseca di patata lessa e l’assoluta necessità di fare un qualche sport prima di ridurmi a pezzi.
Visto quest’ultima affermazione probabilmente ..ho battuto anche la testa!!!!
tartare x 2
Invecchiando apprezzi le cose vere e genuine della vita: una giornata di sole, l’acqua calda della doccia per 10 minuti ininterrotti, l’assenza di traffico all’ora di punta e la lavastoviglie già caricata.
In questo vortice di imprevisti, di brividi giornalieri, di emozioni forti anche la festa di San Valentino acquisisce un nuovo significato.
Dopo la lista infinita di regali inutili collezionati in varie storie: cuori di peluche di ogni dimensione, bottiglie con il messaggio nascosto, rose rosse oramai in decomposizione, comprendi meglio quali siano le cose importanti da condividere con la tua metà.
Ad esempio 400 gr di tartare di chianina con cipolla a parte, una bottiglia di vino rosso e cioccolatini come se non ci fosse un domani.
Dopo due anni di privazione da carne cruda per gravidanza e allattamento… ieri sera avevo un unico solo desiderio per questo S.Valentino: insalata di avocado e un medaglione di tartare. Zero sorprese!
Ovviamente sarei stata più contenta se all’interno ci fosse stato il tanto agognato diamante, ma visto la fame probabilmente l’avrei ingoiato.
Born to be Pink

Mi ero ripromessa di non diventare una di quelle donne che parla solo di lavatrici, pannolini e pappine. Il triangolo delle Bermude delle over 25.
Mi ero ripromessa che con l’avanzare inesorabile dell’età e l’aumentare degli impegni e delle responsabilità non sarei cambiata, mi sarei sempre concessa i miei voli pindalici e avrei costruito fantastici castelli in aria dove una versione più alta e meno stanca di me sarebbe diventata una stimata redattrice di D-Repubblica, musa di qualche stilista con un milione di vestiti e scarpe gratis nell’armadio.
Nonostante una momentanea ossessione per i giochi di legno e lo shopping infantile sono riuscita a mantenere un pacchetto di argomenti di conversazione ampio e a non perdere, oltre alle chiavi di casa che poi ritrovo sempre, la leggerezza!!!
La leggerezza del vivere andando sempre avanti e guardando il mondo con i soliti fottuti occhiali rosa shocking dei miei 16 anni, la leggerezza che ti salva dall’ennesima delusione personale, dall’aspettativa tradita di un contratto più stabile, dalla consapevolezza che impegno, passione e fedeltà oggi non hanno significato alcuno.
La pesantezza dell’essere stanotte non mi ha fatto dormire, la leggerezza del mio vivere stamani mattina mi farà uscire a cercare un paio d’occhiali nuovi per continuare a osservare il mondo senza esserne risucchiata.
Certo non avrò più ai piedi i miei sabot glitter targati 2001, non trovo da tempo più brillantini la mattina nel cuscino, ma ho mantenuto la mia promessa.
Sono cresciuta, ma non sono cambiata, cammino guardando sempre in avanti con qualche occhiata alle vetrine a lato, ai negozi di giochi montessoriani.
Medioman
Le migliori menti del mondo si sono scervellate invano su cosa realmente si nasconda nei più reconditi meandri del cervello femminile, un interminabile insieme di connessioni e di pensieri multipli difficilmente codificabili e etichettabili.
C’è voluto molto meno tempo e un semplice clic per capire invece cosa si nasconde dentro la testa del mio compagno. Non ho nemmeno dovuto fare lo sforzo di cercarlo, me l’ha suggerito direttamente Google con la sua cronologia.

Competitio sine qua non

Influenzata per il secondo anno di fila valuto con un occhio più cinico del solito questi giorni festivi.
Un tripudio di: pranzi opulenti, vestiti kitsch con renne che fanno capolino da ogni maglione, attacchi d’ansia da regalo sbagliato e il senso di colpa generato dal aver regalato un fastidioso doppione e non avere più lo scontrino per cambiarlo. Supermercati svaligiati e avanzi di cibo che nel migliore dei casi ci accompagneranno fino alla Befana sotto forma di rivisitazioni e surgelamenti vari.
Le agognate ferie si trasformano in un vero e proprio tour de force, dove passiamo la maggior parte del tempo non con chi vorremmo veramente, ma con chi dobbiamo convenzionalmente e spesso oltre ai regali ci arriva anche una consegna “virale” speciale. Stipati “vicini vicini”come sardine in piccole tavole affollate.
Ma queste reunions regalano anche inaspettati momenti esilaranti: visi amabilmente storditi e arrossiti dal vino, sfide all’ultimo bollore per il brodo più buono, più tradizionale. Dove poi ogni cuoca ha la sua idea ben precisa di tradizionale, solitamente tramandata da 3/4 generazioni e custodita in luoghi sicuri e asciutti.
Cani tirati a lucido come i padroni, capelli freschi di tintura e piega pronti a raccogliere tutti gli odori di cucina presenti nel raggio di 2 km, la sfilata di pellicce sintetiche e non anche con 10 gradi e il sole tiepido, quintali di profumo, e colonie varie che aleggiano nell’aria e che rimangono addosso a tutti i presenti come monito per i giorni futuri. Sorrisi agghindati da rossetti luccicanti che stampano baci indelebili e occhi furtivi nel captare il proprio regalo nel mucchio di pacchetti sotto l’albero di turno.
L’occhio furtivo appena citato è ovviamente il mio. Miope cronica divento un falco quando si tratta di scovare il mio nome nei bigliettini. Durante la visita oculistica annuale non vedo nemmeno la tavola con le lettere, ma il 25 dicembre come per magia riesco a scansionare ogni bigliettino d’auguri nel raggio di 10 metri, per la vista infrarossi ancora mi devo attrezzare.
Oltre ai disturbi influenzali nuove rivalità e nuove frontiere della competizione culinaria hanno allietato i miei giorni festivi.
Se il buongiorno si vede dal mattino l’antipasto è la portata rivelatrice del Pranzo di Natale. In una tavola imbandita degna di Csaba della Zorza due vassoi di crostini di fegatini fanno la loro comparsa. Le due cuoche entrambe a capotavola attendono il giudizio dei presenti che con le mani in tensione sul proprio tovagliolo aspettano il via per l’assaggio, un giro veloce di sguardi alla Sergio Leone e poi i doverosi complimenti alla padrona di casa che vince a tavolino la sfida per la salvezza del pranzo natalizio.
Buon fine contagio, al prossimo Natale
Genetliaci

Da un anno al mio status anagrafico di eterna nubile si è aggiunto quello di genitrice con tutte le gioie e le fatiche che questo ruolo comporta. Dubbi amletici, istinti primordiali, crisi di astinenza da sonno e l’addio definitivo alla lettura. Oramai riesco solo a leggere le recensioni dei libri che voglio leggere, per non parlare di D Repubblica che continuo a comprare solo per sostegno alla causa, ma di cui riesco a leggere solo i titoli in copertina.
Questo lungo e impegnativo anno è volato via leggero…due ossimori nella stessa frase fanno capire il mio stato confusionale.
Non faccio analisi e bilanci da mamma, ma solo un biglietto d’auguri letterario firmato Harper Lee.
Il buio oltre la siepe, vero titolo To Kill a Mockingbird della scrittrice americana Harper Lee è indubbiamente uno dei miei libri preferiti, una favola moderna che ti insegna l’importanza degli ideali, della libertà di pensiero e di espressione.
Il mondo della piccola protagonista Jean Louise in arte Scout e’ un mondo di continue scoperte e di tinte forti, bianche e nere, è il mondo di una bambina che si affaccia nella comunità degli adulti accompagnata mano nella mano da un padre, l’avvocato Atticus Finch, che è il suo esempio d’integrità e giustizia.
Il mondo in cui Scout cresce non è un mondo giusto, ma lei sa cosa è la giustizia, sa cosa sia il bene e il male, sa in cosa credere e per cosa lottare.
Scout è una bambina libera e coraggiosa, ottimista e spavalda, non teme di dire quello che pensa e di difendere quello in cui crede, non si vergogna di amare e di sognare.

Oggi è il primo compleanno della mia bambina, le ho risparmiato anni di psicanalisi chiamandola come la protagonista di questo libro, ma le auguro di poter essere una piccola grande donna come lei, un personaggio di una storia fantastica, la protagonista di un romanzo pieno di passione e ideali, la sua esistenza.
Sia che combatta mulini a vento, che si vesta da prosciutto per Carnevale le auguro di saper combattere per le cause che vorrà, anche quelle perse in partenza come quella difesa da Atticus nella razzista Maycomb degli anni ’50.
Buon compleanno E.S.
Nerd viaggiatore
Oggi farò il Piero Angela della situazione. Vi parlerò di una particolarissima tipologia di essere umano, difficilissima da incontrare e ancora di più da riconoscere. Ne sono rimasti pochissimi esemplari al giorno d’oggi ed è sempre più difficile incontrarne uno e soprattutto avvicinarlo…
Curati nell’abbigliamento e nella scelta degli accessori si aggirano guardinghi per i centri storici delle principali città europee, parlano fluentemente la lingua del posto e
odiano profondamente i negozi di souvenir tradizionali.
Sono i nerd viaggiatori, appassionati dei borghi medievali con il naso nascosto dentro la guida del Touring d’ordinanza con conseguente pericolo per gli altri passanti. Spesso sono uomini, disdegnano le nuove tecnologie e non entrano in contatto con la popolazione locale a meno che non sia un ristoratore di un presidio slow food o la guida di un museo, ricercatissimi da questa particolare specie umana gli info point cultura.
Il nerd viaggiatore sa già prima di partire quello che vedrà, quali affreschi e quali monumenti visitare, gli orari dei musei e delle Chiese tutto scritto sulle loro amatissime guide verdi, rosse e bianche.
Il nerd viaggiatore quando viaggia non parla, ma commenta, non cammina, ma esplora, non guarda, memorizza.
Ho la fortuna di conoscere personalmente un esponente di spicco di questa categoria. Un polo addicted, un collezionatore folle della Touring. Il mio amatissimo fidanzato.
C’ è chi tira fuori conigli dai cappelli lui sfodera guide Touring vecchie e nuove.
Abbiamo visitato Praga con una guida post caduta Urss, datata 1994 e aggiornata con inserti, abbiamo una guida della Germania per ogni zona, l’Italia divisa per regioni. Noi non viaggiavamo ,noi ci muoviamo a seconda della guida che abbiamo.
Oramai mi sono abituata.
Lui ama scoprire nuove Chiese e visitare musei, io amo scoprire nuove culture e fare shopping in tutte le Zara del mondo, nel viaggio ci siamo trovati.
Aiuta anche tu un nerd viaggiatore a trovare la sua nuova destinazione.
Satori

Mentre ieri al lavoro staccavo ritmicamente lo scotch con i denti ho avuto improvvisamente un satori… due mesi che non scrivo…un tempo per me enorme.
Non ci si dimentica mai di mangiare perché bisognerebbe dimenticarci di fare le altre cose che amiamo fare e che ci tengono vivi?
Oramai è cosa risaputa: non faccio sport, odio l’estetista e ho paura del parrucchiere, i miei hobby sono pochi. Lo shopping, il cinema e la lettura. Il primo oramai diventato totalmente monotematico under18, gli altri due sono in pausa di riflessione, causa piccola bambina che mi cambia canale con il ditino o che mi strappa pagine di libri. Nemmeno D la Repubblica riesco a leggere se non nascosta in qualche angolo di casa a lei sconosciuto.
Poi c’è la scrittura. Che per me non è un hobby, è la mia declinazione. Uno se non mangia per 10 gg muore, io se non scrivo le schiocchezze che mi passano per la mente finisco per spegnermi lentamente.
Certo ho la fortuna di avere uno pseudolavoro in cui posso esercitare quotidianamente le mie dita su un foglio bianco, ma la libertà di fare ciò che sto facendo ora non ha prezzo.
Siamo affannati così tanto da riuscire ad arrivare a fine settimana, a sopravvivere a giornate che non sembrano finire mai che il tempo per Sé non rimane più. Piccoli frammenti notturni in cui scegli se dormire, pulire la cucina o farti la doccia.
Stanotte ho deciso di scrivere. Avevo 22 articoli mozzi iniziati mai finiti, sospesi, in attesa che da bozze qualcuno li trasformi in pubblicati o almeno programmati per una data futura.
Due di loro dopo stanotte vedranno la luce e così io avrò ancora una proroga dallo spegnermi